Due sofferenti psichiche, due donne gravemente ammalate. Sono state sfrattate da uno storico reparto dell’asl. Che è stato chiuso. Ma il direttore generale dell’azienda sanitaria vuole rimettere le cose a posto.
Sanità che zoppica, servizi di strutture importanti che vengono chiusi. E’il caso dell’unità operativa di salute mentale di Pomigliano, primo impianto del genere in tutta la provincia di Napoli, che ora si ritrova con un reparto chiuso. Un caso che ha stravolto le vite di due pazienti. Si chiamano Adele e Vincenza ( i nomi sono di fantasia ma vicenda e protagoniste sono purtroppo più che reali ), hanno cinquant’anni circa e sono affette da gravi patologie psichiche. Adele e Vincenza erano ricoverate nel centro psicosociale dell’unità operativa di salute mentale di Pomigliano, assistite e curate giorno e notte da medici e infermieri della struttura.
Ma qualcosa è andato storto. Adesso è vuota la stanza in cui le due sofferenti vivevano. I loro letti sono disfatti, niente più lenzuola e coperte, ripiegate sui materassi spogli. Scene che lasciano il magone: il bagno con la porta aperta, gli armadietti sgomberati d’ogni cosa. Qui, alcuni giorni fa, Adele e Vincenza hanno dovuto fare le valigie in fretta e furia. Il centro psicosociale dell’unità operativa di salute mentale è stato chiuso d’imperio con una circolare dell’Asl Napoli 3 sud. Ai medici e agli infermieri che assistevano e curavano le pazienti gravemente ammalate sono stati tagliati gli stipendi. Operatori che non potranno più fare il turno di notte nell’unità creata negli anni Settanta, la prima del Napoletano. Da qui la chiusura del reparto dov’erano ricoverate le povere donne, che trascorreranno il Natale in un appartamento ubicato nella vicina Marigliano, un alloggio gestito da una cooperativa sociale.
Coop che però non dispone delle stesse professionalità mediche e paramediche di cui è invece dotata l’unità di Pomigliano. Intanto proprio il direttore generale dell’Asl 3, Maurizio D’Amora, sta tentando di correre ai ripari. Le pressioni dei sindacati aziendali di categoria, Cgil, Cisl e Uil, sono state soffocanti per cui il manager ha spedito nel reparto chiuso un’impresa edile che avrà il compito di ristrutturarlo. ” E’un buon segno “, secondo gli operatori del centro, che quindi sperano nella riapertura, a ristrutturazione completata, del centro psicosociale. I sindacati erano scesi sul piede di guerra quando, la settimana scorsa, il dirigente del dipartimento di salute mentale dell’azienda sanitaria, Manlio Grimaldi, ha emanato la circolare con cui è stata praticamente disposta la chiusura della struttura dedicata all’assistenza e alla cura, giorno e notte, dei sofferenti pischici gravi. ” No a scelte prive di logica: denunceremo i vertici dell’azienda sanitaria per condotta antisindacale “, avevano avvertito in un comunicato i rappresentanti dei confederali. Che se la sono presa in particolare con Grimaldi.
Nel comunicato, affisso nelle bacheche dell’Asl, Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto “la revoca dell’incarico di Grimaldi”. Poi, però, lo spiraglio. D’Amora ha ricevuto i sindacalisti e ha infine disposto la ristrutturazione del reparto chiuso. I lavori sono iniziati a tempo di record, l’altro giorno. Non si sa quando finiranno. E non si sa, una volta terminata la ristrutturazione, se il reparto sarà riaperto. Cosa che schiuderebbe le porte al ritorno di Adele e Vincenza.





