Al centro dell’inchiesta c’è il fallimento della Pomigliano Ambiente. Tra gli indagati ci sono l’ex sindaco Pd, Antonio Della Ratta, e l’ex segretario provinciale del Pds, Benito Visca. Il pm Troncone: bancarotta fraudolenta di 16 milioni.
Un terremoto politico il cui epicentro è lo smaltimento dei rifiuti, una notizia che sta già facendo il giro degli ambienti che contano: la procura di Nola ha spiccato 14 avvisi di garanzia all’indirizzo, tra gli altri, dell’ex sindaco di Pomigliano, Antonio Della Ratta del Pd (foto), dell’ex segretario provinciale del Pds, Benito Visca, di un ex assessore del centrosinistra, sempre del comune di Pomigliano, Monica Andrè, e di cinque funzionari di alcune grandi banche nazionali.
Il procuratore aggiunto di Nola, Maria Antonietta Troncone, li accusa di bancarotta fraudolenta e di una serie di altre gravi irregolarità nell’ambito del fallimento della Pomigliano Ambiente, la società di nettezza urbana, controllata dal comune, naufragata in un mare di debiti e quindi chiusa nel 2009. Benito Visca, Antonio De Falco, detto “ Ninì”, ingegnere della Pomigliano Ambiente, non più alla Enam da tempo, la nuova società comunale che ha proseguito le attività della società fallita, e Cosimo Basile, ex componente di staff del Comune, sono indagati nella loro veste di dirigenti della Pomigliano ambiente nel periodo compreso tra il 2006 e il 2009.
L’ex sindaco Della Ratta è invece sotto accusa in quanto ritenuto responsabile delle scelte nella conduzione aziendale della società. Monica Andrè, ex esponente della giunta di centrosinistra che ha governato Pomigliano dal 2000 al 2005, è invece sotto inchiesta come componente del collegio sindacale delegato al controllo delle attività finanziarie della società. Con lei sono indagati gli altri componenti del collegio nel periodo compreso tra il 2005 e il 2009: Gelsomino Pepicelli, Carmelo Galiano, Saverio Barone e Vincenzo Esposito. Indagati anche Carlo Vitiello, Claudio Pulicati, Fausto Alberto Edoardo Galmarinio e Roberto Borriello, i cinque funzionari di banca coinvolti nelle operazioni di concessione, ancora alla Pomigliano Ambiente, di crediti “ pro soluto”, vale a dire di crediti con rischio d’inadempienza da parte del debitore.
Il procuratore Troncone sostiene che gli indagati si sarebbero, a vario titolo, resi responsabili di distrazioni, occultamenti, dissimulazioni, omissioni e distruzioni di atti. Analizzando la vicenda nel suo complesso il magistrato parla quindi di gestione societaria sconsiderata per fronteggiare la crisi di liquidità, di un comportamento consapevolmente teso a causare il dissesto e il fallimento dell’azienda pubblica di nettezza urbana, con lo scopo di creare ingiusti profitti personali. L’aggravante contestata è di avere commesso più fatti di bancarotta creando un danno patrimoniale di oltre 16 milioni di euro.
(Fonte foto: Rete Internet)





