Ieri la proiezione di “Commercio” il film inchiesta realizzato dalla redazione di Pomigliano.org con la Caip, sulla drammatica condizione del commercio nella città delle fabbriche.
Uno stillicidio. Un dramma sociale scandito da più di 150 locandine che recitano “affittasi” e “vendesi”, come insegne mortuarie a raccontare la storia dolorosa del commercio pomiglianese, di una crisi che nella città delle fabbriche morde più forte.
Sono più di 100 le attività commerciali che da febbraio 2012 ad oggi hanno chiuso i battenti, legate a doppio nodo alle sorti infauste della Fiat e dell’indotto, gravate dalla concorrenza dei molti centri commerciali che presidiano i confini di quest’area, infine schiacciate dalla crisi finanziaria, dall’imposizione fiscale schizzata a livelli senza precedenti, e dall’impossibilità di accedere al credito erogato dalle banche. È così che sta cambiando il volto di questo territorio, prima attrattore di gente di altre aree, che oggi si svuota e a mano a mano si trasforma in una città dormitorio, dove restare a galla è sempre più difficile.
Chi ha scelto di restare aperto ha dovuto fare i conti con l’aumento del canone d’affitto dovuta all’introduzione dell’Imu, con il lievitare della Tarsu (+ 30 %), delle utenze, della Tosap, la tassa per occupazione di suolo pubblico da sempre sentita come la più ingiusta dai commercianti, a fronte di incassi ridotti al minimo, che non vanno oltre le prime due settimane del mese, e si è trovato infine a dover attingere ai risparmi per mantenere in vita attività spesso in uno stato comatoso. Una situazione per cui, paradossalmente, conviene chiudere piuttosto che restare aperti. Lo racconta tra gli altri Ciro Esposito nel film inchiesta “Commercio”, che ha realizzato insieme a Luigi Di Maio e Antonio Malfi della redazione di Pomigliano.org. come presidente della Caip, l’Associazione dei Commercianti Indipendenti di Pomigliano e come titolare di un’attività di quelle storiche, e ormai chiuse, a Pomigliano.
Intanto le nuove attività che aprono, chiudono in media nel giro di un anno e mezzo per l’impossibilità di far fronte, con gli utili del proprio esercizio, ai debiti contratti. «Ci vuole un gran senso dello Stato oggi ad alzare tutte le mattine la saracinesca del negozio» commenta il Comandante della Polizia Municipale, Luigi Maiello, mentre i commercianti lamentano, tra l’altro, l’assenza di tutele e ammortizzatori sociali, la liberalizzazione delle licenze a firma Bersani, che ha penalizzato tutti senza garantire possibilità concrete di successo per chi decide di aprire una nuova attività.
Il miglioramento della viabilità, anche attraverso il ripristino di zone pedonali, la realizzazione di eventi con cadenza sistematica, che attraggano persone anche dalle realtà limitrofe e facciano di Pomigliano, di nuovo, un centro commerciale a cielo aperto, sono soluzioni che al livello locale possono solo dare un po’ di respiro ad un problema che tuttavia resta, drammaticamente, strutturale.
(Fonte foto: Rete Internet)

