Stamane le organizzazioni di categoria affiggeranno un manifesto molto duro verso la gestione della crisi che affligge la società: “Vogliono licenziare per pagare i vecchi debiti dell’azienda”. Contestate le informazioni sui salari fornite da Di Raffaele.
“Ma quali stipendi d’oro ? Quali cifre stellari ? Di Raffaele ha voluto far vedere le carte che voleva lui: questa è la verità”. Gli impiegati dell’Enam sono inviperiti. Non hanno mai digerito la conferenza stampa con cui il presidente dell’azienda, Nicola Di Raffaele, mostrando un tabulato contestatissimo, aveva sostenuto che sono altissimi, praticamente insostenibili, gli stipendi dei 17 lavoratori di concetto dell’azienda controllata dal comune.
Una posizione da cui è scaturito il recente ultimatum: “Riduzione delle spettanze e contratti part-time oppure taglio del personale”. Salari che in base alle cifre e alle interpretazioni della dirigenza partono da circa 40mila euro per poi sfiorare gli 88mila. “In realtà eccolo il mio vero guadagno”, polemizza un giovane laureato mentre fa vedere il suo cud di 35mila euro lordi, cioè di circa 20mila euro netti. “Si, esatto: guadagno più o meno 1700 euro al mese”, sbotta il ragazzo, sguardo tra il deciso e l’indispettito. “Io poi – aggiunge un suo collega, forse più arrabbiato di lui – sarei quello che guadagna 88mila euro ? Ecco quanto prendo: 30mila euro netti all’anno”.
“Credo proprio – aggiunge il funzionario – che Di Raffaele abbia voluto in realtà sostenere che i contributi e tutte le spese dovute allo Stato fanno lievitare il costo del lavoro. Ma noi che c’entriamo? I nostri redditi sono del tutto normali, ordinari!”. Gli impiegati sostengono che la convenzione stipulata col Comune garantisce il costo del lavoro relativo ai 111 dipendenti. “Vogliono far pagare a noi i loro quattro milioni di euro di debiti e tutto questo capita mentre si fanno 1500 ore di straordinario al mese a causa della cattiva organizzazione del servizio”, dicono ancora i lavoratori.
Il presidente dell’Enam ha posto una scadenza, il 15 ottobre, per l’accordo con i sindacati. Obiettivo è la riduzione salariale. “Ma che cosa c’è da ridurre se già hanno ridotto tutto quello che potevano ? i nostri salari si sono rimpiccioliti di molto negli ultimi tre anni proprio perché lo abbiamo concesso noi: vogliono farci pagare i loro errori”.
(Fonte foto: Rete Internet)

