Come a Napoli oggi anche a Pomigliano dovranno essere sfrattati dagli alberghi i giovani extracomunitari scampati alle guerre. Ma don Peppino Gambardella si oppone e chiede l’aiuto del sindaco e degli altri parroci.
18mila in Italia e oltre 2mila in Campania. 1207 a Napoli città e a Pomigliano. Ammontano a 53 i giovani rifugiati africani ospitati nella città delle fabbriche dopo essere scampati alla mattanza delle guerre civili in Libia e in tutto il nord del continente nero. Un manipolo di giovani smarriti che abita nell’unico punto della provincia di Napoli in cui due anni fa era stato individuato il ricovero provvisorio di questi disperati. La pattuglia di rifugiati africani si trova in un albergo della zona residenziale della città delle fabbriche, l’hotel Valleverde. Anche da qui però, tra oggi e domani, questi ragazzi dovranno andare via. Il ministero degli Interni ha finito i soldi e in Campania non ha rinnovato le convenzioni con gli alberghi.
Il rischio dello scoppio di tensioni improvvise è dietro l’angolo. Il parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, a Pomigliano, don Peppino Gambardella, non ha digerito il provvedimento del governo. Don Peppino ha scritto al sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, e ai dieci parroci della città. Obiettivo: organizzare la mobilitazione. La permanenza in albergo dei giovani rifugiati, qui come altrove, è costata 46 euro al giorno a persona, circa 1300 euro al mese per ogni rifugiato. “ Danaro sprecato – sostengono gli attivisti umanitari – solidi che si potevano spendere per progetti in grado di rendere questa presenza stabile e garantita attraverso il lavoro ”.
“ Signor sindaco – scrive intanto nella sua lettera don Peppino – metto alla sua attenzione lo stato dei ragazzi africani in procinto di lasciare l’hotel Valleverde per decorrenza dei termini di ricovero. Il primo marzo resteranno in strada bisognosi di vitto e alloggio. Dove dormiranno e chi darà loro da mangiare? E’una domanda che come comunità civile e religiosa non possiamo non porci. Per la nostra città – avverte il parroco – si presenterà un nuovo e non piccolo problema che riguarderà sia l’ordine pubblico che la salute dei cittadini considerando che essi vivranno sbandati e senza un minimo di attenzione igienica ”.
Alla notizia della missiva il sindaco Russo, ieri, ha replicato così, attraverso la stampa. “ E cosa può fare il Comune ? Noi abbiamo già fatto tanto – la risposta del primo cittadino – abbiamo organizzato i corsi di italiano per i rifugiati, abbiamo messo loro a disposizione medici e farmaci gratuiti. Io ora dove li metto ? – si domanda Russo – come al solito il governo scarica suo comuni responsabilità che sono tutte sue ”. Don Peppino sta immaginando una rete dei parroci locali in grado di far fronte a questa emergenza umanitaria. “ Caro confratello – la missiva di Gambardella ai parroci della città – sottopongo alla tua attenzione lo stato dei ragazzi africani: per noi cristiani non è solo una problematica sociale ma ci coinvolge direttamente nel nostro spirito di carità e solidarietà.
Non possiamo ignorare tale situazione e pertanto dobbiamo fare azioni solidali e sinergiche anche con tutte le istituzioni laiche per cercare possibili soluzioni e suggerimenti per il temporaneo alloggio”. Quindi, la proposta del sacerdote: “ La nostra comunità parrocchiale ha chiesto al Comune, come possibile soluzione immediata, pur se temporanea, l’utilizzo dei beni confiscati alla camorra”.


