Per il sindaco di Brusciano spunta una rogna chiamata camorra

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Arrestata dai carabinieri Lucia Esposito, 37 anni, ex compagna del boss di Brusciano, Francesco Vallefuoco. L’accusa: camorra, usura ed estorsione. Quando la donna è finita in manette si trovava a casa del sindaco Romano.

Avvenente, bella, sexy. Ma secondo l’antimafia dietro quelle fattezze da star Lucia Esposito nasconde una personalità criminale. Un’anima nera che porta sulle tracce della mafia di Casal di Principe, del grande riciclaggio di danaro sporco da immettere nell’usura ai danni degli imprenditori del nord. Estorsioni con episodi da brivido.

Come quando il titolare di un negozio di abbigliamento di Rimini, debitore insolvente degli amici degli amici, si è ritrovato in un garage completamente cosparso di benzina, dai piedi ai capelli. A Rimini Lucia Esposito gestiva la Ises, un’azienda di recupero crediti che secondo la Dda di Bologna era una delle centrali del clan dei casalesi in terra di Romagna. Un giro gestito anche dall’ex compagno della bella signora contesa. Si perché secondo gli inquirenti la presunta camorrista fino a poco tempo era l’amante del boss Francesco Vallefuoco, mafioso di Brusciano. Dopo la separazione dal capoclan la donna avrebbe però deciso di passare in buone mani, avvolta nella calda protezione di un politico: il sindaco e consigliere provinciale Angelo Antonio Romano.

Ieri i carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale hanno arrestato Lucia proprio a casa del primo cittadino, nell’ ambito di un operazione più vasta e complessa, denominata “Vulcano”. Una retata che ha portato all’arresto 18 persone. Un episodio che secondo gli ambienti antimafia spingerà il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, a sollecitare il secondo commissariamento degli organi elettivi di Brusciano nello spazio di sei anni. Il primo c’era stato nel 2006, dopo che Romano era finito sotto processo per una storiaccia, una presunta tentata estorsione da mezzo milione di euro a uno dei signori del cemento nolano, Angelo Perrotta. Per questa vicenda il sindaco è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione.

Vari rovesci giudiziari e le attenzioni particolari dell’antimafia hanno segnato la carriera politica e amministrativa del sindaco Romano. Ultimo episodio: la richiesta, un mese fa, da parte della procura di Nola, di 2 anni e 2 mesi di reclusione per il primo cittadino, accusato di avere deciso un’assunzione illegale. Angelo Antonio Romano è stato un punto di riferimento dell’Udc in tutta la zona ma anche un grande elettore di due consiglieri regionali del Pdl, Fulvio Martusciello e Paola Raia. Poi è finito senza la tessera del partito. E così si complica parecchio la situazione politica in quel di Brusciano, naturale cuscinetto urbanistico tra Marigliano e Pomigliano, sulla trafficata via Nazionale delle Puglie, l’antica statale che collega Napoli ad Avellino.

Cinquanta chilometri d’asfalto cementificato fino all’inverosimile, spesso in modo truffaldino e attraverso le “solite” connivenze tra amministratori e imprenditoria mafiosa. Romano di professione è medico generico. La sua storia politica è stata segnata dal commissariamento antimafia degli organi elettivi, che lo rimosse dall’incarico nel 2006. Poi però core e’ mamma (il suo popolare soprannome da ragazzino, sempre rincuorato dalla madre) è stato riabilitato dal Consiglio di Stato, che ha bocciato il commissariamento reintegrando l’esponente ex Udc. Una situazione complessa, difficile. Che si è complicata il 17 novembre scorso. Un episodio da pelle d’oca: una bomba artigianale rinvenuta sotto le finestre dello studio di uno dei responsabili dell’ufficio tecnico comunale, l’architetto Gaetano D’Amore.

Una bomba rudimentale, piazzata in “stile” mafioso, dentro un carrello della spesa. Un ordigno a tempo, innescato da una piccola batteria i cui fili erano collegati a una mescola di polvere da sparo e chiodi, all’interno di un vaso di terracotta.
(Fonte foto: Rete Internet)

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