Gli Ottavianesi chiedono al nuovo sindaco risposte immediate ai problemi più urgenti. La crisi drammatica del sistema sociale ottavianese. Il suicidio politico del Pd.
Gli Ottavianesi, assegnando all’avv. Capasso e al centrodestra una vittoria rapida e sostanziosa, si sono risparmiati il fastidio del ballottaggio, e hanno detto al vincitore: ti diamo un consenso che pochi sindaci hanno avuto: dunque, amministra.
Facci vedere cosa sai fare. Ancora una volta gli Ottavianesi hanno sgombrato il campo da ogni dubbio, da ogni se, e da ogni ma. Hanno scelto colui che si è presentato come il “sindaco della gente“: “sono uno di voi“, che è il significato politico che i francesi danno all’espressione “enfant du pays“. Si vedrà, e il sindaco lo vedrà prima degli altri, se e quanto questa immagine, vincente in campagna elettorale, resisterà all’ urto dei problemi che sono già accatastati sulla sua scrivania. Gli Ottavianesi hanno espresso un durissimo giudizio sul centrosinistra (ammesso che il termine, a Ottaviano, abbia ancora un senso) e su quasi tutti i reduci del governo Iervolino.
Quello che ha combinato il Pd va oltre ogni immaginazione. Il partito che ha amministrato Ottaviano nell’ultimo decennio non ha avuto la forza di presentare una sua lista: le squadre serie, anche quando stanno perdendo cinque a zero, cercano di fare almeno un gol, il gol della bandiera. Il PD non ha fatto nemmeno questo tentativo. Fallimenti così rumorosi prima che dall’esterno nascono dal di dentro: come se tra i rematori di una scialuppa ce ne fossero due, tre, che remano contro gli altri. Il ceto politico è stato rinnovato in modo incisivo. Giovani debuttanti hanno ottenuto un consenso elettorale di proporzioni sorprendenti, tali da indurre in tutti la speranza che da loro possa venire all’attività politica un contributo di idee e di iniziative proporzionato alle attese degli elettori.
La società ottavianese ha come un buco nel petto. Un vuoto. La borghesia produttrice e d’impresa non è mai stata tanto debole come oggi: proprio in un momento in cui un ottavianese è tra gli imprenditori più innovativi che operino in Europa. La debolezza del ceto d’impresa e di commercio è evidente, non ha bisogno di dimostrazione: lo dicono i capannoni abbandonati, i negozi chiusi, il numero assai ridotto di ristoranti e bar. E’ una crisi specifica, propria della nostra città, che si è aggiunta alla crisi nazionale, ne moltiplica gli effetti, e si manifesta tangibilmente in immagini che fanno parte del corredo percettivo di tutti noi: le piazze deserte, il silenzio, le luci spente, l’erba che cresce lungo i marciapiede.
La crisi si manifesta soprattutto al centro di Ottaviano. Il sistema sociale e produttivo di San Gennarello è più dinamico, e lo confermano i risultati di queste elezioni. Le difficoltà gravissime degli imprenditori e il crollo verticale degli investimenti, anche minimi, paralizzano tutti gli altri gruppi sociali: le schiere di disoccupati e sottoccupati, giovani e operai, soprattutto; gli impiegati e i pensionati il cui reddito, già devastato dalla crisi, viene prosciugato anche dalla carenza di servizi necessari; professionisti e tecnici, per i quali il Comune è quasi il solo distributore di incarichi, in un paese che non ha piano urbanistico, e che non ha nemmeno uno straccio di piano turistico. In altra circostanza cercheremo di capire quali sono le cause “ locali “ di questo stato delle cose: per ora diciamo che la società ottavianese, è un sistema fermo, bloccato.
I sistemi fermi chiedono alla politica non solo progetti a medio e a lungo termine, ma, prima di tutto, soluzioni immediate ai problemi più urgenti: la maggioranza della società ottavianese ha ritenuto che l’avv. Capasso e il centrodestra siano più adatti a fornire queste soluzioni. La composizione della Giunta ci darà le prime indicazioni sulle intenzioni del sindaco e della sua maggioranza. La campagna elettorale ha suscitato il solito vespaio di chiacchiere: è stato utilizzato tutto il collaudato repertorio di dicerie e di “ bacchette “. Mi dicono che nei luoghi di internet hanno trovato spazio intemperanze espressive spesso irritanti, talvolta solo pittoresche. Ma ho visto e ho sentito di peggio, in tempi anche non lontani. Le dure polemiche di cui sono stati conditi gli ultimi tre anni del governo Iervolino hanno proiettato una certa asprezza di tono anche su queste elezioni.
Il mio pensiero è chiaro. Ma conviene ripeterlo: bisogna far luce – una luce politica, ovviamente – sulle licenze edilizie e sulle vicende del servizio N.U. Bisogna che i cittadini sappiano se il Puc è un’opera ancora aperta, o un’opera già chiusa. Sono domande che vanno ad aggiungersi alle altre domande che da almeno sessanta anni aspettano risposte che non arrivano: e tutte queste domande si ammassano in nuvoli densi, tali da oscurare la luce del sole. Era fatale che Ottaviano diventasse il paese del buio. Il nuovo sindaco sa, credo che sappia, che qualche nuvolo bisogna incominciare a diradarlo, a scioglierlo.





