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Ottaviano: i resti di una villa romana diventano una sfida per tutta la città. Grazie al dott. Barbato e al Comitato Civico

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Il dott. Barbato e gli amici del Comitato Civico hanno liberato dalla sterpaglia i resti della “villa del pensatore”. E lanciano alle difficoltà di vario genere una sfida che la città deve vincere: in nome della storia e della speranza.

La fotografia che apre l’articolo potrebbe essere un simbolo della condizione in cui si trova, da tempo, la nostra città. Davanti, intricati grovigli di sterpi e di erbacce: al di là, la luce di un ingresso, la speranza che si possano risolvere i problemi, e che la città ritorni padrona della sua storia e della sua identità.

Che alla sommità della strada Valle delle Delizie, anzi che lungo tutta la strada, ci fossero resti importanti di edifici romani, lo sapeva già Adolfo Ranieri, che fu uno storico serio di Ottajano; e lo sapevano i giovani che nel 1947 accompagnarono Amedeo Maiuri in una visita di ricognizione che produsse solo delusione. Circa venti anni fa esaminarono il luogo anche gli esperti della Soprintendenza archeologica di Pompei, fotografarono, controllarono, formularono ipotesi. Ma nulla si mosse. Le “rostine” avvilupparono muri e terrapieni, si innalzò la cortina dei divieti, dei vincoli, dei se, e dei però: tutti principi legittimi, per carità, ma tali da snervare, ancora oggi, le buone intenzioni del proprietario del fondo e quelle di alcuni amministratori, già ostacolati dalla penuria di risorse finanziarie.

E così quelle erbe e quel varco che si intravede mi sembravano fino a ieri il simbolo di una città che è “inceppata”: e la colpa è di tutti noi, anche se le quote di responsabilità non sono uguali.
Solo Gennaro Barbato e gli amici del Comitato Civico non hanno colpe: anzi, hanno solo meriti. E la loro tenacia è una lezione per tutti noi. Gennaro lo promise – davanti alla dott.ssa Cicirelli –, che avrebbe liberato muri e terrapieni della “villa del pensatore” dagli sterpi, ed è stato di parola. Ieri, domenica, autorizzati dal proprietario del luogo, il dott. Barbato e gli amici del Comitato sfrondando e sfrascando hanno sottratto al soffocante impaccio quei muri che sono il segno di un edificio importante, di una “villa” destinata alla produzione del vino e dell’olio.

Ora è necessario che la strada indicata dalla generosa tenacia del dott. Barbato venga percorsa fino in fondo, che si trovino i mezzi per far sì che il sito diventi proprietà del Comune di Ottaviano e che si sciolgano così tutti i lacci che impediscono alla Soprintendenza di Pompei di avviare una campagna di scavi.
Nell’anno di Augusto è una sfida che Ottaviano deve vincere. Per una questione morale, per dimostrare che siamo ancora capaci di affrontare i problemi e di risolverli. Per una questione culturale, perché quella “villa” non è solo la prova dell’intensità degli insediamenti romani sul Somma-Vesuvio, e della complessità del paesaggio agricolo – qualcuno osa scrivere ancora che sul Somma- Vesuvio non si produceva olio -, ma è anche la prova, quella villa, della linea di fattorie e di masserie che si dipanava dai “tuori” del Somma fino a Nola, e che aveva il suo perno tra Piazzolla, Villa Albertini e Saviano, dove si incrociavano, e ancora si incrociano, le strade commerciali più importanti del territorio.

Ma certe volte mi domando se la Soprintendenze archeologiche vogliono veramente ricostruire il disegno del paesaggio urbano che si stendeva tra il Nolano, il Vesuviano interno e il mare, liberando da altri “grovigli” e da altre “siepi” i resti, talvolta imponenti, che affiorano in questo spazio magico.
La strada indicata ieri, grazie alla disponibilità del proprietario del fondo, dal dott. Barbato e dal Comitato Civico di Ottaviano, deve essere percorsa tutta, perché essa può portare vita e movimento nella fiaccata economia della città: non solo attirando turisti in un sito “vesuviano” di intensa suggestione, ma permettendo anche l’istituzione di un cantiere di scuola archeologica.

Il dott. Barbato propone ad un ristretto numero di alunni del Liceo A. Diaz, che sentono il fascino dell’archeologia, di visitare, sabato prossimo, la “villa del pensatore”. Sarebbe un segnale importante, in attesa di notizie entusiasmanti.
(Foto: Resti della "Villa del pensatore")

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