Ieri alcuni operai e attivisti dello Slai Cobas hanno pesantemente insultato i segretari di Fim e Uilm intervenuti per discutere sul futuro prossimo del reparto logistico, inattivo da sempre.
Insulti, minacce, fischi, urla, parolacce. E’ lungo l’elenco dei “flagelli”a cui sono stati sottoposti ieri mattina i segretari territoriali e i delegati dei sindacati firmatari dell’accordo Panda. Non c’è che dire, dunque: anche se vi hanno partecipato appena sessanta operai l’assemblea indetta al reparto logistico della Fiat è stata di quelle parecchio movimentate.
Gli esponenti di Fim, Uilm e Fismic si sono recati fuori ai cancelli del Wcl, ubicato nell’Interporto di Nola, a spiegare che al più presto terranno “un confronto con l’azienda per comprendere il futuro di questa realtà”, paralizzata sul nascere, col risultato che circa 300 operai, trasferiti da Pomigliano, cinque anni fa, si ritrovano in cassa integrazione da allora, dal 2008. A questo proposito i sindacati firmatari hanno garantito “le necessarie sollecitazioni istituzionali finalizzate alla proroga della cig”, in scadenza tra un mese, ribadendo “la giustezza della linea improntata alla concertazione” e “la positività degli sforzi finora prodigati da Fiat per confermare gli investimenti in Campania”, come il progetto Panda e le nuove missioni produttive a Pratola Serra.
Spiegazioni, queste, che sono state accompagnate da un costante sottofondo di urla e invettive, quasi tutte firmate dai militanti, una decina, dello Slai Cobas di Vittorio Granillo e Mara Malavenda, che con Tommaso Pirozzi in un comunicato scrivono di “assemblea boomerang dei sindacati firmatari”, di “inutile tentativo di tranquillizzare gli animi” e di “chiacchiere vuote a fronte di una latitanza di fatto”. Ora che si avvicina la scadenza della cassa integrazione per i circa 1050 operai della Marelli di Poggioreale e del Wcl di Nola e che la Fiat ha deciso di smaltire i picchi produttivi con i sabati di recupero, nonostante la presenza di 1390 cassintegrati interni, la protesta si sta coagulando attorno ai tre poli della sinistra politica e sindacale: la Fiom, lo Slai Cobas e i Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat di Mimmo Mignano e Marco Cusano.
Tre sigle da sempre divise da rivalità e rancori personali ma che ora stanno facendo fronte comune. Lo conferma l’annuncio contestuale dei picchetti puntati a far saltare i sabati di recupero. Il 15 e il 22 giugno le tre organizzazioni si presenteranno infatti unite davanti alla grande fabbrica. Intanto, il 4 giugno prossimo, assemblea “propedeutica” nella sede dello Slai Cobas, a Pomigliano.



