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Nola, la “vera” Camelot di Re Artù

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È plausibile che Re Artù, l’eroe della più celebre saga medievale, sia stato in realtà un antico soldato romano, originario, secondo alcune ipotesi, dell’agro nolano.

Excalibur, Camelot, Avalon, sono nomi che evocano da secoli antiche leggende, luoghi fantastici, incantesimi, magie, eroiche imprese e impavidi cavalieri, ma soprattutto evocano un’arcaica Inghilterra e i “secoli bui” del Medioevo. Eppure, l’Artù che noi tutti conosciamo dai libri, dai film e dai cartoni animati, potrebbe non essere quello che la narrativa prima e Hollywood poi hanno voluto mostrarci.

Da tempo, la possibilità di conferire una valenza storica alla leggenda di Re Artù ha spinto infatti gli storici di tutto il mondo a spulciare manoscritti, decifrare epigrafi e ispezionare monumenti alla ricerca di indizi preziosi per scoprire la vera identità del mitico sovrano e smascherare l’arcano racconto. Così, a quasi 1500 anni di distanza dai primi scritti in merito alla figura di Re Artù, decine di teorie hanno cercato di dare un volto reale al misterioso monarca, sebbene ancora nessuna di esse possa vantare prove inconfutabili a suo favore.

Tra queste, spicca l’ipotesi, tra le più accreditate, secondo cui il sovrano di Camelot andrebbe identificato con Lucius Artorius Castus, un ufficiale dell’esercito romano che, nel II secolo d.C., si distinse per i suoi successi militari in Britannia. I racconti delle imprese di Artorius, da cui sarebbe derivato il nome Artù, tramandati oralmente nel corso dei secoli successivi, sarebbero stati dunque, secondo questa teoria, il primo nucleo del Ciclo arturiano che, arricchitosi di elementi, storie e personaggi, si diffuse poi nel Medioevo nelle varie versioni scritte che oggi conosciamo.

Ad esserne sicura è la storica americana Linda Ann Malcor (LEGGI) che sostiene pienamente tale ipotesi. Consulente per il film “King Arthur” del 2004, che identifica il celebre re proprio con il romano Artorius Castus, la Malcor ha inoltre da anni avvalorato la tesi secondo cui il soldato romano Artorius proveniva dai territori dell’agro nolano. Sapendo che la gens Artoria era originaria della Campania, con uno studio sull’assonanza e l’etimologia dei termini Avalon e Avella, la Malcor ha infatti confermato la possibile provenienza dell’antico generale dai territori intorno Nola, di cui la città di Avella fa parte.

Anche lo storico Antonio Trinchese (VEDI) è convinto che l’origine di Artorius, “dux” della “Legio VI Victrix” in Britannia, sia da ricercare tra le città di Nola, Avella e Cimitile. È persino probabile, come sostiene Trinchese, che conclusa la sua attività di “Procurator centenarius” in Dalmazia -carica che ricoprì sicuramente negli ultimi anni della sua carriera militare- l’ufficiale romano sia tornato in Campania, per passare a casa gli ultimi momenti di vita. La sua tomba potrebbe addirittura trovarsi a Cimitile, allora necropoli della città di Nola, avendo forse ambito anche lui, come molti, ad essere sepolto lì dove aveva trovato la morte, più di un secolo prima, il primo, grande imperatore Ottaviano Augusto.

Che sia vero o no, la tesi secondo cui Re Artù era in realtà un soldato romano di origini campane resta plausibile. Ma c’è da chiedersi, tuttavia, dopo la teoria avanzata in merito all’origine siciliana di William Shakespeare, quale potrebbe essere la reazione degli inglesi in proposito. Di certo non vorranno vedersi sottrarre dal loro immaginario comune eroi nazionali di questo calibro. Cosa faremmo noi se scoprissimo che Dante era francese, San Francesco tedesco o Michelangelo spagnolo? La storia, a volte, gioca brutti scherzi.
(Fonte foto: Rete Internet)

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