La sezione contemporanea di Castel Sant”Elmo rivolge la sua attenzione alle vicende dell”arte nostrana che hanno segnato il secolo scorso.
Si chiama “Napoli Novecento 1910-1980, per un Museo in progress” ed ha sede in una location di sicuro impatto emozionale: Castel Sant’Elmo. Una delle principali fortezze del vicereame spagnolo, bastione che domina con la sua impotenza l’intera metropoli, oggi è il custode dell’anima pulsante della cultura partenopea: oltre al settore dedicato al contemporaneo, il Carcere alto è la sede di numerose esposizioni temporanee, il primo piano ospita la Biblioteca di Storia dell’arte “Bruno Molajoli” e nei numerosi locali dell’edificio sono poi collocati gli Uffici della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città.
“ Napoli Novecento” è una sezione nata grazie alla volontà di Nicola Spinosa che ha lo scopo di documentare e proporre al grande pubblico quanto realizzato nella Napoli del Novecento, indagato e presentato attraverso uno spirito storico-critico in modo da riconsegnare una fetta importante – e tanto spesso non valorizzata – della produzione dal 1910 al 1980.
La Napoli del “Secolo Breve” ha rappresentato una tappa tanto prestigiosa da intercettare alcune delle svolte e dei fremiti che hanno sconvolto il panorama internazionale dell’ arte.
Le novità della pittura, della scultura e della grafica nei limiti cronologici sopra indicati, sperimentate dagli artisti che resero pulsante la scena partenopea, riavvolte come in un nastro magnetico, sono la spina dorsale di quella cultura visiva su cui il comitato scientifico – di cui fa parte anche Angela Tecce, direttrice del complesso di Castel Sant’Elmo- si è concentrato; sono esposte circa 170 opere di 90 artisti napoletani, a cui si aggiungono lavori di artisti non originari della città ma che ebbero con essa un ruolo attivo, propositivo.
La suddivisione cronologica del percorso è articolata per sezioni. Il primo tassello del mosaico artistico è la “Secessione dei Ventitrè” (1909), che sancisce l’inizio della rottura rispetto alla scena artistica dell’epoca da parte di un gruppo di giovani artisti che guardano alle esperienze impressioniste e post-impressioniste; con un po’ di ritardo, a dire il vero, ma il taglio netto con una tradizione accademica tanto resistente non era certo cosa facile. Napoli dell’arte contemporanea parte da lì e la sezione di Castel Sant’Elmo ne documenta i punti cardini.
Dal momento in cui i protagonisti napoletani scelgono di recidere ogni legame col passato, rivolgendosi alle novità parigine, si arriva alla stagione italiana del primo Futurismo a Napoli (1910-1914), passando per il Circumvisionismo, “un movimento di futuristi partenopei che si opponeva alla pittura tradizionale stancamente derivata dalla Scuola di Posillipo e voleva rappresentare figure e cose nel loro dinamismo e nella loro totalità, cioè in una sintesi lirica”. Del secondo dopo guerra “Napoli Novecento” riconsegna una multiforme attività artistica: dal Gruppo “Sud” al Neorealismo, dal M.A.C. al Gruppo ’58. Momenti formativi del tessuto contemporaneo; tutto rigorosamente targato NA.
(Fonte foto: Rete Internet)



