Un racconto a due voci di un’Italia com’era e com’è diventata. Tra libertà, giornalismo, ribellione ad ogni tentativo di guinzaglio, all’indomani della caduta del virus governo Berlusconi.
Un’Italia tra il serio e il faceto, dove il governo Berlusconi è ormai soltanto un ricordo, ma che continua ad avere le sue influenze. Disinteresse marcato per la politica e la cosa pubblica da parte dei cittadini, impantanati nella decadenza ormai di moda.
Non un saggio politico, ma un vero e proprio spettacolo: «Anestesia Totale» di Marco Travaglio, in compagnia di Isabella Ferrari, calcherà il palco del Teatro Augusteo di Napoli da giovedì 11 ottobre, con letture di brani di Indro Montanelli e scenografie a sorpresa. Una disamina di un chirurgo impetuoso, quella di un Marco Travaglio alla ricerca dell’infezione di una società civile oggi pregna di incertezze e pericoli, ma priva di logica, memoria e solidarietà. Tutto è lecito in questa specie di teatro dell’assurdo dove le comparse si chiamano Berlusconi, certo, ma anche Bruno Vespa, Daniela Santanchè, Sandro Bondi, Giuliano Ferrara, Gianni Riotta, solo per citarne alcuni.
Tutti ritratti da Travaglio come comparse in quella che è la nostra realtà politica, civile, sociale, ai tempi del berlusconismo, certo, ma anche nelle parentesi di centrosinistra. Basta seguire alla lettera le “lezioni” che snocciola la voce di Isabella Ferrari, consigli utili a costruire la roccaforte del potere e del consenso, quella che difficilmente verrà smantellata, anche senza di “lui”, perché comoda culla pure a chi comanderà “dopo”. Basta far saltare i fatti, la verità, il senso, la logica, l’informazione. Perché nel governo di "chi vince prende tutto", ad imbavagliare i cittadini è un virus letale comodo al potere di ogni colore. C’è da dire però, che non siamo poi del tutto un "Paese di Pulcinella".
Di noi è stato scritto che siamo imbroglioni, che ci piace farla franca, eleggere la corruzione a "slogan" della vita di oggi: questo si sa. Eppure il giornalista, pronto ad illuminare ed ammonire, mostra come nell’era delle reti globali, è rimasta l’informazione a rendere anche la più piccola speranza una realtà a portata di mano, snocciolando argomenti importanti ma lasciando allo spettatore il compito più difficile: mobilitarsi per una primavera degli animi e delle coscienze.
(Fonte foto: Rete Internet)





