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“Mamma, papà ma Babbo Natale esiste?”

Svelare al proprio bambino il segreto sull’esistenza di Babbo Natale è sempre un compito molto arduo per i genitori. C’è un’età giusta per farlo?

La ‘famosa’ questione sull’esistenza di Babbo Natale è stata, o sarà prima o poi, affrontata da ogni genitore. Svelare il segreto di Babbo Natale, infatti, fa parte di un percorso evolutivo comune a tutti i bambini. Eppure troviamo sempre tanto difficile rispondere alla fatidica domanda “Mamma, papà ma Babbo Natale esiste?”. Sentiamo che svelare questo segreto a nostro figlio sia per lui qualcosa di troppo doloroso che finisce per distruggere in un attimo per quel candido mondo che noi stessi abbiamo contribuito a costruire. Quante volte gli avete raccontato la storia di Babbo Natale? Il copione è più o meno sempre lo stesso: che vive nel Circolo Polare Artico, in Lapponia, in un bellissimo villaggio che nel periodo natalizio è completamente ammantato di neve; che ogni anno riceve milioni e milioni di letterine provenienti da 160 paesi del mondo; che sono gli elfi, suo abili e fedeli aiutanti, a raccogliere le letterine, a costruire i giocattoli e a caricarli sulla sua bellissima slitta dove Babbo Natale guidato dalle sue superveloci renne riesce a raggiungere, in una sola notte, tutti i bambini che gli hanno scritto per recapitargli i regali tanto desiderati.

Eppure, prima o poi, arriva quel momento in cui la magia comincia a svanire e ci si chiede se è giusto continuare ad alimentare il mito. L’addio a Babbo Natale avviene più o meno intorno ai 6-7 anni; a volte sono i bambini stessi a nutrire dei dubbi magari insinuati dai loro amici e dai compagni di scuola, altre volte sono i genitori a porsi il problema. Probabilmente non c’è un’età giusta per svelare ai bambini che Babbo Natale non esiste, molto dipende dal livello di maturazione del bambino. È inutile insistere con Babbo Natale, se dimostrano d’aver perso fiducia e interesse verso l’argomento. Allo stesso modo potrebbe essere inutile svelare la verità su Babbo Natale quando si dimostrano ancora presi e affascinati dal suo mito. I bambini hanno diritto alle loro favole. Il dibattito sul momento più giusto in cui affrontare tale argomento è dunque ancora aperto. Si può però dire con certezza che bisogna porsi il problema di rivelare chiaramente la non esistenza di Babbo Natale quando il bambino ha raggiunto un’età in cui diventa difficile continuare a credere senza incorrere nello scherno o nelle critiche dei propri compagni di giochi.

Ma quest’eventualità è piuttosto rara poichè molto spesso il bambino realizza da solo e senza bisogno di una chiara presa di posizione dei genitori che il leggendario Babbo Natale è appunto un’illusione fantastica, che non c’è un vecchietto in Lapponia in grado di far arrivare a destinazione nel tempo record di una notte i regali chiesti da miliardi di bimbi. È una cosa logicamente impossibile. Questo, come si sottolineava sopra, avviene orientativamente intorno ai 6-7 anni perchè fino ad allora i più piccoli sono sostenuti dal pensiero magico, una modalità di ragionamento predominante nell’infanzia che col tempo lascerà sempre più spazio al pensiero logico-razionale.

Insomma, la presa di coscienza sull’esistenza di Babbo Natale, avviene per il bambino spontaneamente e spesso in autonomia, anche in virtù del suo normale sviluppo cognitivo. Nell’attesa, meglio non creare situazioni conflittuali in cui un genitore offre una visione realistica e l’altro invece prolunga il sogno di un mondo magico abitato da elfi, renne e un caro vecchietto carico di regali. È giusto rispettare i tempi e i bisogni di ogni bambino e non negargli la magia del Natale che per lui si concretizza e materializza prevalentemente in quella figura panciuta dal vestito rosso e la barba bianca. Anche a noi ‘grandi’ spesso piace ancora credere in un mondo magico e incantato. Perchè mai impedirlo a un bambino:?

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