Un centinaio di militanti politici hanno sfilato per le strade di Pomigliano con i cinque operai silurati dall’azienda automobilistica. Picchetti sul varco principale della fabbrica della Panda.
Il sole è stato di quelli impietosi ma non ha impedito a un centinaio di militanti dell’estrema sinistra politica e sindacale di sfilare in corteo all’una del pomeriggio, prima per le strade di Pomigliano e poi lungo gli svincoli che collegano le grandi fabbriche, Fiat in testa. Chilometri di asfalto rovente sfidando il rischio di un collasso per manifestare in sostegno dell’operaio licenziato Mimmo Mignano, che proprio oggi si è recato nel tribunale civile di Nola, dov’è stata discussa la sua richiesta di reintegro negli organici aziendali.
E’ stato un corteo bollente in tutti i sensi, organizzato per dare la solidarietà anche agli altri quattro operai del reparto logistico di Nola, Marco Cusano, Massimo Napolitano, Antonio Montella, Roberto Fabbricatore, licenziati a giugno insieme a Mignano per aver inscenato davanti allo stabilimento nolano il finto suicidio di Marchionne, con un fantoccio appeso a un patibolo e la foto dell’amministratore delegato appiccicata sul capo del manichino stretto da un cappio. “ Una manifestazione simbolica pagata con il licenziamento, un’ opinione espressa liberamente ma repressa politicamente dalla Fiat ”, hanno urlato i manifestanti dai megafoni. Il corteo è passato su alcune delle strade principali di Pomigliano, via Roma, viale Alfa, dove si sono registrati notevoli problemi sul fronte della mobilità interna alla città delle fabbriche.
Poi la deviazione dalla zona residenziale di Pomigliano verso il varco principale della Fiat. Una volta qui operai, studenti, disoccupati, precari hanno tentato di piazzare un picchetto in grado di bloccare l’arrivo delle auto con alla guida gli addetti della fabbrica della Panda in arrivo per montare nel secondo turno di lavoro. Ma il tentativo di blocco non ha dato i frutti sperati. Il nutrito schieramento di agenti in assetto antisommossa ha contenuto il picchetto, che ad ogni modo è riuscito a rallentare l’afflusso di manodopera verso le produzioni Panda. C’è stata anche qualche scaramuccia tra un paio di manifestanti e altrettanti agenti: è volato qualche insulto reciproco ma alla fine nessun incidente di rilievo. Poco dopo le due del pomeriggio le tensioni sono terminate.
Alla protesta hanno partecipato varie sigle: Comitato di Lotta Cassaintegrati e Licenziati Fiat,
Movimento Disoccupati Ex-Macello Acerra, Uniti si Vince, Laboratorio Politico Iskra, Csoa Spartaco Antica Capua – Smcv, Laboratorio Politico La Scintilla, Si Cobas – Napoli, Comunisti per l’Organizzazione di Classe, Confederazione Regionale Campania USB, Rete dei Comunisti
Campagna "Magnammece o Pesone". Dietro gli striscioni anche alcuni operai della Maserati di Grugliasco e i facchini della Granarolo di Bologna, i lavoratori extracomunitari in lotta da mesi nell’azienda emiliana per ottenere condizioni salariali e sindacali più dignitose.





