Ad infiammare il risentimento dei cittadini non sono solo le storie quotidiane del malaffare, ma anche spiegazioni e commenti dei politici coinvolti, detti ora con un sorriso che pare uno sfottò, ora con l’insofferenza di chi si sente padrone di tutto.
>Sono crocifisso sulla carta / con i chiodi delle parole (V. Majakovskij)
Il ritornello ritorna ogni giorno: è Beppe Grillo che appicca incendi, che attizza l’odio sociale, che propone di vivisezionare il povero Dudù e il signor Berlusconi, che prevede la lupara bianca per Renzi. I registi dell’opinione pubblica intorbidano le acque tentando di indurre i cittadini a considerare causa ciò che è solo effetto. Beppe Grillo cavalca i cavalli del risentimento sociale e usa le tecniche retoriche dell’enfasi e dell’eccesso, ma cavalli freschi per le sue frenetiche galoppate gli vengono forniti ogni giorno dai suoi avversari, dal “sistema” PD – Berlusconi. Con i fatti, con gli atti, e con le parole.
Certo, a furia di urlare, capita che Beppe Grillo rintroni anche qualcuno dei suoi, e che il sindaco grillino di Pomezia faccia una cavolata sul menù degli scolari: il vassoio con il dolce solo a chi paga di più. Da qui un lampo nella confusa memoria degli avversari, che si improvvisano paladini dell’uguaglianza sociale >scamozzata dal sindaco classista.
Dicevamo dei cavalli. Prendiamo a campione il cittadino Sereno, che nutre ancora fiducia nella politica, e vediamo che grandinata di notizie si è abbattuta su di lui, dai giornali e dalla TV, negli ultimi dieci giorni. Egli scopre, prima di tutto, la “cupola” dell’Expo di Milano: legge e sente che è composta da nomi noti, da vecchi arnesi di Tangentopoli, cercano di persuaderlo che quei tizi siano ladri in proprio: i partiti non c’entrano.
Il nostro Sereno non è fesso. Ha imparato dalla storia che se un vecchio arnese della politica, già “scanagliato” e sputtanato, continua a tener le mani in pasta e a far girare la giostra, ciò vuol dire che sa. Vuol dire che da anni decine di persone che contano pregano mattina e sera gli dei perchè suggeriscano al vecchio arnese di tacere, di offrirsi come capro espiatorio, di sacrificarsi per la patria. E così il sig. Frigerio, uno degli arrestati, dichiara che le tangenti che giravano intorno all’Expo non erano tangenti, ma “regalie” (>la Repubblica, 21 maggio, pag.7). Il cittadino Sereno incomincia a rannuvolarsi. Che è, ci vuole sfottere, questo signore? Sfoglia il giornale, ed è costretto a ricordarsi di Scajola (pag.8), della latitanza del sig. Matacena, di ciò che dichiarò il sig. Berlusconi, e cioè che era assurdo arrestare il sig. Scajola: che ha fatto, in definitiva, Scajola, già ministro dell’Interno? Ha aiutato a latitare meglio un amico già latitante (>Corriere della Sera, 9 maggio).
Il fastidio cresce, e diventa un pungolo piantato sullo stomaco quando il sig. Sereno legge le dichiarazioni della signora Chiara Rizzo in Matacena, estradata in Italia dalla Francia e trasferita in carcere a Reggio Calabria sotto l’accusa di riciclaggio. Che dice la signora ? che vuole i domiciliari, se no ” come faranno i miei figli senza un padre e una madre ?”. Per associazione – associazione di idee – il cittadino Sereno ricorda che anche il sig. Dell’Utri chiede, dalla latitanza, i domiciliari.
A questo punto il sig. Sereno viene assalito dal ricordo – non è riuscito a rimuoverlo – della puntata di >Report di lunedì 19, della signora Gabanelli che toglie coperte e veli dalla storia incredibile degli 500 immobili che la Democrazia Cristiana lasciò a pochi, eletti eredi, delle risposte che alcuni degli eletti eredi danno alla giornalista che chiede notizie sul destino degli immobili. Il signor Sereno si inoltra per le strade di Internet, e riemergono gli articoli di Sergio Rizzo e di Gian Antonio Stella (>Corriere della Sera, 21 febbraio 2004, 17 aprile 2013).
Un romanzo storico. Tutto confermato: la Gabanelli ha aggiunto solo le interviste e le facce : immobili intestati a un camionista slavo, i tesorieri dei partiti eredi della D.C. che vendono i palazzi della D.C. ai propri amici, la sede della D.C. senese – un antico palazzo, a pochi passi da Piazza del Campo – venduta per 570 milioni di lire: il valore catastale.
Ma Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella si chiesero, già nel 2004, perchè quell’antico palazzo di 14 stanze” compreso un salone delle feste con un soffitto a 4 metri e mezzo, distribuite per 309 mq su due piani sfalsati” aveva un valore catastale di 290.000 euro, inferiore a quello di 320.000 euro che si leggeva, sempre a Siena, sul ” vendesi” di un bilocale di nuova costruzione . Leggetelo questo romanzo, che pare uscito dalla penna di A.Dumas, o di Mastriani. Il cittadino Sereno rivede il sorriso largo e soddisfatto dell’on. Rotondi, mentre svela alla giornalista di Report i sensi della sua gratitudine per un amico che, pregato da lui, quando era tesoriere del CDU, comprò l’immobile di Bevagna, ridotto a un rudere. La meravigliosa Bevagna.
Sereno si guarda intorno smarrito. Lo mordono le immagini di sorrisi ironici, di toni di sufficienza, di risposte irritate: ma come vi permettete, voi della massa, di interessarvi di cose che non sono vostre, di problemi che non vi riguardano? Quando capirete che l’Italia è cosa nostra?. Ma l’ immaginazione dell’incazzato Sereno ora non risponde più alle redini. I politici ora li “vede” come nel 1832 gli abitanti del quartiere San Giuseppe immaginarono e descrissero il sindaco di Ottajano: “un gran visir” che sta stravaccato su una “sgranna” e ” sbadigliando ” scaglia fulmini sui Sangiuseppesi.
Sereno sente che il suo io si sfascia: d’ impulso, la mano sfoglia ancora, e lo sguardo, ormai spento, cade sulla notizia dell’arresto ai domiciliari del presidente del consiglio regionale della Campania, candidato per il Ncd, alle elezioni per l’Europa. Un sussulto. Cosa dirà l’on. Alfano ? L’on. Alfano, capo del Ncd, dice a Tgcom24: Se i >magistrati avessero fatto le loro scelte prima della presentazione delle liste o dopo le elezioni avremmo evitato che nell’opinione pubblica ci potesse essere il sospetto di un intervento a 3 giorni dal voto. Come parla difficile l’on. Alfano. Ma forse è il cittadino Sereno che non è più in grado di capire.
L’hanno visto che andava avanti e indietro lungo le strade di Somma e di Sant’ Anastasia, dove si voterà per il sindaco e il consiglio comunale: si fermava davanti ai manifesti dei candidati, e scriveva, ogni volta, qualcosa su un taccuino. Con i gesti e i movimenti di uno che ha la bile fino agli occhi.




