Se l’uomo mangia quello che è, i due piatti proposti sono graditi al napoletano saggio e “abbasato”, il cui motto potrebbe essere: c”o tiempe e c”a paglia ammaturano ‘e sovere.
Perciatelli con friarielli (per 6) persone
5 “mazzi di friarielli“; gr.600 perciatelli; dl.1 di olio d’oliva; uno spicchio d’aglio; un po’ di peperoncino; sale quanto basta; 3 cucchiai di parmigiano; un cucchiaio di pecorino.
Fate rosolare in una padella l’aglio, aggiungete i “friarielli“, il peperoncino il sale; rigirate con una forchetta, coprite il tutto con un “tiesto“ e fate cuocere per una decina di minuti, aggiungendo, se occorre, dell’acqua. In una pentola alta fate bollire l’acqua salata, portate a cottura i perciatelli, scolateli, uniteli al sugo dei “friarielli“, fate insaporire e, se piace, aggiungete le cucchiaiate di formaggio.
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Alici “ammullecate“
Gr.500 di alici grosse; gr.80 di olio extra – vergine di oliva; 2 spicchi di aglio; una manciata di pangrattato; un pizzico di origano; prezzemolo tritato; sale e pepe quanto basta.
Pulite le alici togliendo la spina centrale, poi lavatele e lasciatele scolare. In una teglia da forno versate l’olio e il pangrattato, poi allineate le alici aggiungendo gli aromi a “ ‘ndicchia“, cioè a piccoli pezzi, e il sale e il pepe, poi fate un secondo strato di alici fino ad esaurimento degli ingredienti. Tenete nel forno a 180° per 15 minuti.
Il napoletano, che la letteratura e il cinema si divertono a rappresentare come chiassoso, frenetico, ammuinatore, sa essere anche saggio, prudente, amante del silenzio, insomma abbasato. Il napoletano “posato“ non mangia spaghetti, ma i riflessivi bucatini, e li condisce con il sapore aspro e netto dei broccoletti nostrani, i “friarielli“, il cui nome, da friere, friggere, indica una irrequietezza particolare, che non muove il corpo, ma solo i pensieri, e tutt’al più corruga la fronte. Non a caso i friarielli sono fedeli compagni della salsiccia fatta a ponta ‘e curtiello, simbolo della pazienza e della vigile sazietà. Il napoletano che conosce il valore della semplicità e delle tradizioni mangia le alici, il pesce che ha sfamato nei secoli la nobile plebe di Napoli, e le mangia “ammollicate“, vestite di mollica o di crosta di pane grattugiata.
Dopo aver mangiato questi due piatti, e dopo aver bevuto un bicchiere di per’’e palummo, il piedirosso che anche le alici approvano , soprattutto quando sono in compagnia dell’ origano e del pepe, il napoletano “abbasato“ si siede al balcone, osserva il mondo con un sorriso amaro e lo inquadra in un proverbio che incarna la sua “abbasatezza“: C’’o tiempo e c’’a paglia ammaturano ‘e sovere, col tempo e con la paglia i frutti del sorbo diventano maturi. Le sorbe, appena colte, hanno un sapore acre e stridente, che allega e allappa. Conservate nella paglia o appese all’aria in mazzi o ceppe, diventano a poco a poco mature e saporite. Dunque, bisogna saper aspettare il momento opportuno. Il principio vale per i tempi di pace e per quelli di guerra.
[Commento a cura del prof. Carmine Cimmino]
(Immagine a corredo: J.A.Watteau, Bacco seduto che brinda)


