Democrazia partecipata: una prassi importante se autentica

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” Se il Sindaco di Sant’Anastasia intende la democrazia partecipata come una cassa di risonanza del suo operato, ci permettiamo di fargli notare dei rischi che portano al populismo e alla demagogia”. Così neAnastasis

In questi ultimi tempi i cittadini chiedono con crescente insistenza alla politica un maggiore ascolto e un maggiore coinvolgimento nelle scelte importanti della vita pubblica per far sì che la democrazia non si riduca al solo evento del voto. Sono nati movimenti civici, locali e nazionali, che hanno fatto della cittadinanza attiva e della democrazia partecipata le loro parole d’ordine.
Purtroppo non sempre i politici sono riusciti ad intercettare questa istanza, anzi per molti anni hanno fatto da muro di gomma ai tanti movimenti nati spontaneamente in tutta Italia (“i girotondi”, ”se non ora quando” e, più recentemente, il Movimento5stelle). La sordità della politica ha contribuito ad una disaffezione dei cittadini nei confronti della stessa politica e, oggi, sono state raggiunte punte impressionati di astensionismo al voto (oltre il 50%).

Se a livello nazionale è più complesso attuare la democrazia partecipata, così non dovrebbe essere per la politica locale dove i fattori di scala ridotta dovrebbero consentire un più facile incontro tra chi governa e chi è governato. Occorre dire che ci sono esempi in Italia che vanno in questa direzione.
Tuttavia, anche quando tutto ciò sembra realizzarsi, occorre però fare molta attenzione perché tra le pieghe della partecipazione possono insinuarsi aspetti demagogici. E’ quanto sta avvenendo a S. Anastasia, dove il sindaco Esposito sembra voler mettere in atto questo concetto importante di democrazia partecipata ma alcuni suoi comportamenti sembrano non pienamente coerenti con questo suo intendimento.

Prendiamo spunto dall’iniziativa de “Il bilancio in Piazza” che l’amministrazione comunale organizza per il prossimo fine settimana (15 e 16 Giugno) con stands ed eventi musicali. Tutto lodevole, soprattutto quando si legge che l’amministrazione è aperta anche alle critiche. Una promessa analoga veniva annunciata anche in un incontro svoltosi lo scorso mese di febbraio nella sala delle conferenze del santuario di Madonna dell’Arco. In quella occasione, un membro di neAnastasis per aver soltanto alzato la mano per chiedere di intervenire venne zittito ed invitato dal sindaco ad “andare a prendere un caffè”.

Questo è solo uno dei tanti episodi in cui il Sindaco ha svelato il suo vero modo di intendere la partecipazione: lo ha fatto in numerosi altri incontri pubblici (compreso dei consigli comunali) in cui ha apostrofato persone di neAnastasis (e non solo) con ingiurie gravi e in condizioni dove non era permessa replicare. Non crediamo che ciò collimi con quello che dovrebbero essere lo stile di un primo cittadino.
Qualcuno potrebbe attribuire l’atteggiamento del sindaco ad aspetti del suo carattere o ad una forma di antipatia nei confronti dei membri di neAnastasis. Non ci spieghiamo, però, dove finisca la sua voglia di democrazia partecipata quando si tratta di entrare nel merito di questioni di grande rilevanza per il paese. Qualche esempio?

Il Piano Urbanistico Comunale, oramai è da tre anni in una situazione di stand by nonostante i tanti incontri di “ascolto” organizzati dall’amministrazione (tra l’altro con modalità e tempistica tali da sfavorire la partecipazione) che hanno più il sapore di iniziative di “facciata” che di reali incontri di confronto. La politica attendista del sindaco sul PUC sembra più condizionata dalla speranza che arrivino dalla Regione aperture per una ripresa dell’edilizia nei comuni della zona rossa piuttosto che da una elaborazione dei suggerimenti ricevuti dai cittadini. Eppure, anche sul PUC, neAnastasis ha partecipato assiduamente a tutti gli incontri ed elaborato documenti senza però aver mai avuto alcun riscontro da parte dell’amministrazione.

Un altro esempio di cattiva “democrazia partecipata” è stata la risposta alla manifestazione dei cittadini dei Romani che rivendicavano una diversa ubicazione dell’isola ecologica mentre, nella sala consiliare, si celebrava proprio un incontro pubblico sul PUC. Quale occasione migliore per attuare la democrazia partecipata sull’uso del territorio? Invece dell’ascolto ci fu un imponente schieramento di polizia che contribuì soltanto ad elevare la tensione (e di atteggiamenti del genere seguirono nei giorni seguenti fino alla carica della polizia). Oggi l’isola ecologica si sta costruendo, nel rispetto delle sentenze dei tribunali, ma rimane l’amaro in bocca per l’ingiustizia commessa nel cambiare un sito (quello di via Gramsci anch’esso, tra l’altro, inadeguato) fatto con il solo scopo di favorire qualche cittadino più “uguale” degli altri.

L’isola ecologica, pur non essendo un impianto nocivo, rimane pur sempre un impianto industriale e, come tale, la sua collocazione più naturale doveva essere nelle aree PIP (Piani Insediamenti Produttivi) , non certamente in una zona residenziale, per giunta contigua ad una scuola. Anzi, il cambiamento del sito poteva fare da catalizzatore per varare finalmente le aree PIP (attese da decenni) e, con esse, il PUC. Se poi, il sindaco Pone avesse avuto la lungimiranza di presentare un progetto unico consortile con il comune di Pollena Trocchia, sarebbe stato ancora meglio, come abbiamo denunciato in un nostro dossier sull’isola ecologica. Oggi ci troveremo una sola isola ecologica ai confini dei due comuni, in un’area con bassissimo impatto ambientale, con un minor uso del territorio e spese ridotte per la sua gestione.

Ritornando al tema della democrazia partecipata, vogliamo concludere dicendo che questa è autentica quando si nutre del dissenso e della critica che sono il sale della democrazia, soprattutto quando espletate con spirito costruttivo e con motivazioni ben documentate.
Se invece il Sindaco intende la democrazia partecipata come una cassa di risonanza del suo operato, ci permettiamo di fargli notare dei rischi che portano al populismo e alla demagogia.

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