Dopo il rimpasto il primo cittadino dovrà fare i conti, in particolare, con due consiglieri comunali. L’umore popolare vede il sindaco in caduta libera e con scarsi consensi. Di Carmine Cimmino
Negli anni ’60 del sec.XX l’alto magistero di Gennaro Correale, che tenne cattedra di matematica e di fisica al Liceo Diaz di Ottaviano, alimentò in alcuni alunni ottavianesi un’intelligenza scientifica di profilo altissimo, che ha consentito a quei “ragazzi“, Gerardo Montanino, Michelangelo Ambrosio, Franco Cammisa, Gaetano Capasso, di svolgere ruoli di assoluto prestigio – un prestigio di dimensioni non solo nazionali – nel mondo della scienza e delle tecniche. Michelangelo Ambrosio è uno dei nuovi assessori nella giunta rimpastata dal dott. Iervolino. Assessore fresco di nomina è anche Alberto Capasso, ingegnere informatico, presidente di una condotta Slow Food, colto conoscitore di enologia.
Non conosco il terzo assessore, il sig. Vincenzo Prisco: so che è iscritto al Pd, so che lesse, in una seduta del consiglio comunale, un comunicato con cui il Pd si dichiarava insoddisfatto dell’azione politica della Giunta Iervolino. Quel comunicato aprì ufficialmente la campagna per il rimpasto. C’è chi pensa che fosse solo una battaglia per le poltrone: non lo escludo, ma ritengo che l’ambizione e il desiderio di contribuire alla felicità dei concittadini siano virtù, non vizi. Credo tuttavia che a muovere il PD siano stati, soprattutto, i morsi della coscienza politica, che talvolta si sveglia dal sonno e sa resistere al piacere della distrazione. Del resto, non è possibile non vedere che tra il Palazzo della politica ottavianese e i cittadini si è spalancata una voragine.
É uno dei problemi seri in una situazione che è un impasto di problemi assai seri: le licenze edilizie, le vicende del servizio N.U., gli scavi di via C. O. Augusto, lo stato dei rapporti tra Comune e Ente Parco, l’assenza, documentata dai verbali del consiglio comunale, di una qualsiasi attenzione per i nodi strutturali della crisi economica, il silenzio sul destino del Puc, che mi pare il destino di Zazà, nella celebre canzone interpretata da Nino Taranto. Con il rimpasto il dott. Iervolino fa maquillage, tenta di nascondere sotto creme e pomate rughe, “rappe“ e “repecchie“; soprattutto, tenta di ripetere la giocata che fece nel passaggio tra il primo e il secondo mandato: affibbiare a qualche ex assessore la colpa di errori e fallimenti. É una tattica che non produrrà risultati: i cittadini hanno capito tutto.
Mi auguro che ora qualcuno mi venga a dire: sbagli, mostri di non conoscere le leggi che regolano la pubblica amministrazione, i funzionari hanno un potere e un’autonomia enormi. Se me lo dicono, non sarò diplomatico nella risposta. Otto anni fa, nei primissimi giorni del primo mandato del dott. Iervolino, un importante dirigente del PD napoletano mi disse, nei termini dell’ufficialità, che il dottore era diventato sindaco di Ottaviano grazie a Michele Pizza, che poi divenne vicesindaco.
Oggi, dopo il rimpasto, il mio punto di vista è questo: il dott. Iervolino deve fare i conti – i conti politici, ovviamente – con due consiglieri del PD: Michele Pizza e il sig. Ciniglio Francesco. L’ascesa del sig. Ciniglio Francesco è uno degli aspetti più interessanti della storia politica ottavianese degli ultimi sei, sette anni: e ciò che è interessante merita di essere studiato. Sarà utile capire, per esempio, quale rapporto ci sia tra la “salita“ del sig. Ciniglio Francesco e la “discesa“, che mi pare evidente, del sindaco in carica. Credo che solo una serie di prodigi possa indurre gli Ottavianesi a modificare il giudizio sull’azione politica e amministrativa che il dott. Iervolino ha condotto fino ad oggi: i nuovi assessori sono in grado di fare miracoli?
Le notizie sulla nuova giunta mi hanno costretto a cambiar tema: avevo deciso di scrivere qualcosa sul complicato rapporto tra politica e legalità in terra di briganti e di camorra: doveva essere un omaggio, modesto, all’ultimo, fondamentale articolo che Amato Lamberti ha scritto per il nostro giornale. Antonio Cozzolino Pilone e i suoi briganti invasero Terzigno il 25 marzo 1862. Dieci giorni dopo il Prefetto di Napoli pretese che le amministrazioni di Boscotrecase e di Ottajano mettessero una taglia consistente su Pilone e sui luogotenenti. La taglia fu approvata a metà giugno dal consiglio comunale di Ottajano, all’unanimità: erano assenti solo due consiglieri. Il Prefetto si congratulò con gli amministratori ottajanesi che avevano fornito una solida prova del loro culto per la legalità.
Ma i carabinieri lo disillusero immediatamente: approvata la taglia, assessori, consiglieri, sindaci passati e futuri si affrettarono a mandare a Pilone messaggeri e pizzini per giustificarsi e chiedergli scusa, siamo stati costretti, il Prefetto ci ha obbligati, se fosse dipeso da noi, non avremmo osato…Nel 1863 la banda Pilone venne disgregata dall’azione di soldati e di carabinieri. I pentiti incominciarono a cantare, e a far nomi illustri. Vennero arrestati, con l’accusa di essere amici dei briganti, il dottor Prisco Contaldi e il cognato Nicodemo Bifulco, consiglieri comunali, membri influenti del “partito“ di cui era capo don Giuseppe Bifulco, sacerdote, padrone assoluto della politica ottajanese. Giuseppe Petrillo, delegato di P.S. , dopo aver condotto indagini accurate, comunicò al Sottoprefetto e ai carabinieri di Castellammare che don Giuseppe Bifulco era “pericolosissimo sia alla pubblica che alla privata quiete“, e che aveva fatto “qualche passo ostile” contro i briganti solo per “pagliare” la sua connivenza con Pilone.
“Pagliare“ è una variazione del verbo “palliare“, che significa travisare, nascondere, dissimulare, e, in pittura, attenuare l’oscurità del fondo della tela con velature di colori vivi ma delicati, e anche rappresentare con tratti gentili espressioni e facce che gentili non sono. Giocare con gli specchi, insomma. Quando incontro qualcuno che proclama ogni cinque minuti: io sono un campione della legalità, penso al “pagliare“ di Giuseppe Petrillo. É più forte di me. Don Giuseppe Bifulco è stato uno dei più grandi sindaci di Ottajano: ma questo è un altro discorso.


