I fenomeni economici e culturali si muovono su binari globali che viaggiano ad una velocità troppo alta per i sistemi politici nazionali. Le risposte politiche alla globalizzazione assumono così sfumature diverse e inaspettate.
Tra i tanti effetti collaterali della globalizzazione ritroviamo anche le perplessità sulla capacità del modello democratico di rimanere al passo con i cambiamenti della società e del sistema economico. Pratiche democratiche sopranazionali, ad oggi, sono confinate in poche isole felici (ad esempio il Parlamento europeo), dove peraltro i compiti delle istituzioni sono limitati rispetto agli organi di natura intergovernativa. Questo dato di fatto conferma l’ipotesi che la democrazia sia un sistema di tipo nazionale e che faccia fatica a superare i confini dello Stato per affermarsi ad una scala superiore. Se il mondo della finanza, del commercio, dei flussi turistici, dei fenomeni culturali, è sempre più “globale”, il sistema politico alla base delle società occidentali mostra qualche debolezza.
Lo Stato rimane il legittimo titolare della sovranità all’interno dei confini nazionali, ma su molti fenomeni ha perso potere a vantaggio di altri attori internazionali; in questo modo le pratiche democratiche subiscono una delegittimazione poiché le decisioni influenzano un ventaglio ridotto di settori.
In realtà alcuni dei pilastri delle democrazie occidentali non stanno trovando molte difficoltà a diffondersi nel resto del mondo. Il discorso sui diritti individuali, la centralità dell’informazione, i modelli di consumo agitano soprattutto le giovani generazioni, portando a cambiamenti o tentativi di cambiamento dagli esiti ancora incerti.
L’emulazione del sistema occidentale è istintiva, spinta dalla percezione di un generico benessere e unita al rifiuto dei modelli autoritari nazionali. Ma se la difficoltà della democrazia a farsi “transnazionale” è cosa nuova, i limiti del sistema dei valori democratici a penetrare in realtà nazionale con tradizioni politiche e culturali lontane dal modello occidentale è notorio. In queste dinamiche la globalizzazione dell’informazione ha un ruolo determinante, in particolare attraverso internet: la diffusione di immagini e notizie travalica i controlli statali, a meno di non ricorrere apertamente allo strumento della censura.
Un tentativo di risolvere i contrasti tra la democrazia e la globalizzazione è rappresentato dalle istituzioni internazionali; ma in molti casi il loro funzionamento risponde a criteri particolari. La più grande assemblea mondiale – quella dell’ONU – funziona col meccanismo “un voto per ogni stato”, distorcendo così la rappresentanza della popolazione mondiale; il Consiglio di sicurezza dell’ONU è soggetto al potere di veto di 5 Paesi (USA, Cina, Russia, Francia, Regno Unito); nel Fondo monetario internazionale il peso specifico di ogni Stato è in rapporto alla quota di finanziamenti versati. E gli esempi potrebbero continuare, con lo stesso risultato: le istituzioni e gli organi che hanno un peso nei principali fenomeni globali operano secondo modalità che difficilmente potremmo definire “democratiche”.
L’eccezione più vistosa – il già citato Parlamento europeo, eletto direttamente dalla popolazione europea come un’assemblea nazionale – ha compiti troppo limitati per essere un caso significativo.
L’Unione europea resta un esempio interessante di democrazia sopranazionale e mostra la strada verso un neofederalismo capace di valorizzare le autonomie locali. Ma le titubanze europee danno la dimensione delle difficoltà del processo; l’unico tentativo di una costituzione genuinamente transnazionale è stato bocciato e si è tornati a volare basso, a parlare di “Trattato”, che già nel termine rievoca un accordo tra Stati e non il patto fondamentale di una comunità che si riconosce in una carta, appunto, costituzionale.
La globalizzazione ha scalfito la sovranità economica degli Stati e questi hanno cercato di recuperare terreno e potere ovunque fosse possibile, limitando le perdite. Il paradosso politico della globalizzazione è anche in questa dialettica non risolta tra spinte federaliste (all’interno di uno Stato e alla scala sopranazionale) e rivendicazioni nazionali/locali. I fenomeni globali portano molte comunità locali a rinchiudersi su se stesse; in mezzo lo Stato-nazione cerca di mantenere intatta la sua sovranità resistendo alle due spinte centrifughe, ma le difficoltà a far coesistere globalizzazione, nazionalismo e democrazia restano tutte.
Il ritorno di fuoco del nazionalismo estremista – anche in Paesi “insospettabili” come i Paesi Bassi, la Francia oppure l’Austria – è un fenomeno interessante che racchiude le contraddizioni del nostro tempo e il rifiuto di un modello che ha mostrato molte crepe. Il nazionalismo diventa così un’isola felice nella quale trovano rifugio tutti i discorsi contrari alla globalizzazione, alle politiche sopranazionali (pensiamo alle polemiche anti-Euro), all’apertura democratica al diverso (immigrati, voto, cittadinanza). È un ritorno al passato che ci dice molto sulle difficoltà del nostro tempo e che, ci piaccia o meno, va considerato molto seriamente.
(Fonte Foto:Rete Internet)





