Dopo le tappe di Roma e Milano, approda alla Reggia di Caserta, dal 24 maggio al 23 settembre 2013, la splendida mostra di Robert Doisneau dal titolo Paris en libertè.
È un istante. Il bacio più famoso della fotografia degli ultimi sessant’anni cristallizza l’istante della passione che esplode tra due innamorati, nel mezzo della folla anonima. Dietro le quinte di un caffè parigino, l’obiettivo scruta indiscreto la scena, ruba l’attimo dell’abbraccio.
È il famoso “Baiser de l’Hôtel de Ville” (foto), fotografato nel 1950, che l’abilità di Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994) riesce a mascherare di un’apparente naturalezza; l’immagine è infatti una parziale messa in scena, come emerge dopo molti anni dall’esecuzione: Doisneau, dovendo realizzare un reportage per la rivista americana Life, chiese ad alcuni attori di posare accompagnati dalle proprie fidanzate. È così che Françoise Delebart e Jacques Carteaud, due innamorati ventenni, divennero i protagonisti del bacio più conosciuto al mondo, uno dei capolavori del maestro francese che saranno esposti negli appartamenti storici della Reggia di Caserta dal 24 maggio 2013, in occasione della mostra monografica “Robert Doisneau. Paris en libertè”.
Dopo aver fatto tappa a Roma e a Milano, l’esposizione, accompagnata dalla pubblicazione in edizione italiana del libro omonimo “Robert Doisneau. Paris en liberté”, (Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia), arriva in Campania, dove è stata allestita per iniziativa della Soprintendenza, dell’Atelier Doisneau, della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e di Civita, con il patrocinio della Ville de Paris. Una grande rassegna antologica quella prevista fino al 23 settembre 2013 nel suggestivo scenario della Reggia borbonica, in cui rivivono sessant’anni di scatti rigorosamente parigini: assecondando quella che egli stesso definì una delle sue preoccupazioni, il maestro francese dedicò la propria vita alla sua arte per tentare di lasciare alle generazioni successive una testimonianza della sua Parigi.
Il metodo di Doisneau era unico: come il flaneur di baudelairiana memoria, Robert passeggiava tra le strade della capitale, ne incontrava i passanti, ne sperimentava la dinamica vita cittadina, vivendo l’emozione e la naturalezza di chi si sentiva totalmente a casa: “[…] i lunghi viaggi mi hanno sempre turbato. Non posso sopportare gli sguardi sprezzanti degli indigeni. Mi vergogno. A Parigi l’indigeno sono io, fuso nella massa. Faccio parte della scenografia: francese medio, statura media, segni particolari: nessuno. Ah, si! La macchina fotografica. Ma ce ne sono talmente tante, e poi io non me la porto con fare ostentato intorno al collo, come un’etichetta”.
Da un binomio inscindibile, il rapporto del fotografo con la sua città, nasceva il suo stile “umanista”. Immagini raccolte per strada, finivano per immortalare i tratti della società francese che Doisneau riprendeva nei suoi aspetti quotidiani, dimessi, normali. Infatti, l’umanità con le sue gioie e i suoi dolori è la protagonista assoluta del suo obiettivo: ma è un’umanità che parla sempre, rigorosamente francese.
(Fonte foto: Rete Internet)





