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La disgrafia: scrivere, che fatica!

La disgrafia pone il bambino di fronte alla certezza della propria incompetenza, poichè è l’aspetto più visibile del suo apprendimento – la scrittura, la grafia – è seriamente compresso.

Quando all’inizio del processo di apprendimento, il bambino si accinge al compito di tradurre i suoni delle parole in simboli grafici, ovvero in lettere, sta affrontando un momento particolarmente importante della sua formazione intellettiva e umana: l’apprendimento della scrittura.

Diversamente dal linguaggio verbale, infatti, che viene appreso dal bambino spontaneamente attraverso la comunicazione e non viene dunque insegnato, l’apprendimento della letto-scrittura avviene, invece, in modo cosciente e presuppone attenzione, impegno, concentrazione e motivazione. Per poter scrivere, insomma, il bambino deve possedere delle regole che gli devono essere insegnate da altri. In altri termini la differenza fondamentale tra le lingue parlate e le lingue scritte è che le lingue parlate vengono apprese attraverso la comunicazione e non vengono insegnate, al contrario, quelle scritte non vengono apprese spontaneamente ma vengono insegnate.

Una mamma non insegna a parlare al suo bambino, parla col suo bambino e il bambino, partendo dalla cosiddetta lallazione impara il linguaggio verbale. Per l’apprendimento della scrittura, il processo è completamente diverso. La disgrafia è per l’appunto un disturbo della scrittura di natura motoria dovuto a un deficit nei processi di realizzazione grafica. Riguarda la riproduzione sia di segni alfabetici che numerici. Comporta una grafia poco chiara, irregolare nella forma e nella dimensione, disordinata e difficilmente comprensibile. Riguarda dapprima la grafia, non le regole ortografiche e sintattiche, che però possono comunque essere coinvolte.

Emerge nel bambino quando la scrittura inizia la sua fase di personalizzazione, indicativamente intorno alla terza elementare. In genere il problema della scrittura disorganizzata viene sollevato dagli insegnanti della scuola primaria che lamentano la difficoltà di seguire il bambino nel suo disordine. Nelle due classi precedenti lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla fatica dell’apprendimento, in terza elementare il gesto è abbastanza automatizzato da lasciar spazio alla spontaneità e, di conseguenza, all’evidenziazione della difficoltà.

La disgrafia si associa ed è caratterizzata dai seguenti aspetti: posizione del corpo inadeguata; prensione scorretta dello strumento grafico; scarsa capacità di utilizzo dello spazio a disposizione (non rispetto dei margini del foglio, difficoltà nel seguire il rigo); non adeguata regolazione della pressione della mano sul foglio; difficoltà nella riproduzione grafica di figure geometriche; livello di sviluppo del disegno inadeguato all’età; difficoltà nella copia di parole e frasi dalla lavagna; scarso rispetto delle dimensioni delle lettere; legatura inadeguata tra le lettere.

Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente. Questo ritardo nell’individuazione corretta del problema può minare l’autostima del bambino e acuire la mancanza di fiducia in sé stesso determinando un profondo disagio psicologico. La disgrafia pone il bambino di fronte alla certezza della propria incompetenza, poiché è l’aspetto più visibile del suo apprendimento – la scrittura, la grafia – è seriamente compresso. Il suo quaderno è "pasticciato", disordinato, pieno di correzioni in cui si susseguono una serie di parole incomprensibili.

Agire precocemente costituisce l’arma vincente. Una diagnosi precoce seguita da interventi adeguati svolti dagli specialisti e supportati dall’ausilio degli strumenti compensativi può assicurare ottime possibilità di recupero.
(Fonte foto: Rete Internet)

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