Il presidente della commissione regionale “ecomafia e siti inquinati “, Antonio Amato, ha spedito un esposto alla magistratura: “non è stata rispettata l’interdizione delle attività agricole in località Frassitelli, pesantemente contaminata “.
Il presidente della commissione regionale “ecomafia e siti inquinati” ha depositato una denuncia alla procura della Repubblica. “Ad Acerra – scrive Amato – in località Frassitelli, gli agricoltori continuano a coltivare e a commercializzare ortaggi nonostante il divieto permanente emanato dal comune nel 2009 su richiesta del ministero dell’Ambiente. Divieto emanato dopo che sono stati riscontrati livelli elevati di contaminazione da metalli pesanti e diossine”. In un comunicato stampa il responsabile della speciale commissione di controllo campana ha dichiarato che “la nostra tragedia è emblematicamente rappresentata dal caso di località Frassitelli”.
“Chiedo al sindaco di Acerra di interdire l’uso agricolo delle coltivazioni in questa zona, uso già vietato dalla ex commissione prefettizia del comune, nel 2009”, ha aggiunto il presidente della commissione. La richiesta è stata spedita ieri a Raffaele Lettieri, primo cittadino di Acerra. Il massimo esponente dell’organismo di controllo ambientale della Regione Campania ha trasmesso tutti gli atti alle forze dell’ordine e alla magistratura. L’obiettivo di Amato è di far rispettare l’interdizione di tutte le attività agricole emanata sei anni fa dai commissari prefettizi del comune. Un provvedimento puntato su 98mila metri quadrati di terreni.
Ma l’interdizione, mai revocata, non è stata più rispettata. Lo hanno segnalato, attraverso un esposto scritto, alcuni ambientalisti locali, Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio: “in località Frassitelli i contadini sono tornati a coltivare di tutto già diversi anni fa nonostante il divieto e nonostante le analisi effettuate dallo Stato, analisi che hanno accertato lo stato di contaminazione dei terreni e dei prodotti agricoli”. Alcune settimana fa il presidente Amato aveva chiesto, invano, al sindaco di Acerra il divieto di coltivazione per un’altra area agricola di Acerra, quella di Calabricito, anch’essa molto vasta.

