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La Provinciale del Vesuvio: il nostro peggior biglietto da visita

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Nonostante proclami, convegni, impegni e parole, tante, troppe parole, i fatti latitano sotto al Vulcano mentre il nostro patrimonio paesaggistico va alla malora nella più alta e sconvolgente ipocrisia. Fotogallery

Lo scorso mese di maggio affrontammo criticamente lo stato indecoroso in cui versava la provinciale del Vesuvio e in particolar modo l’abbandono delle sculture di Creator Vesevo, il museo all’aperto che raccoglie 10 opere in pietra lavica di differenti artisti italiani e stranieri.
Il sito museale si sviluppa per scarso un chilometro e mezzo, lungo la strada provinciale, iniziando dall’incrocio di Via Vesuvio con Via San Vito, in località “La Siesta”, per poi terminare più a monte nelle vicinanze del ristorante Villa Marì (ex-Villa Novia).

Speravamo che le nostre critiche avessero smosso gli animi dei politici e che magari, anche con l’aiuto del volontariato, visto che sembra non se ne possa più far a meno, si potessero risollevare le sorti di quel biglietto da visita che è la Provinciale del Vesuvio.
Ma niente da fare! Nonostante tutto, malgrado i nostri sforzi nel cercare di abituarci a squallore e ipocrisia, non siamo ancora riusciti a rassegnarci e far finta di nulla ed elenchiamo quest’ennesima cronaca dello scempio territoriale.

Sono passati circa quattro mesi, durante i quali, in piena stagione turistica, abbiamo accolto centinaia di migliaia di turisti da ogni dove, e col nostro paesaggio migliore, quello della munnezza!
Per il locale, ogni piazzola, è infatti buona per scaricarvi qualcosa e le coppiette non son da meno, frigoriferi da un lato e un tappeto di fazzolettini davanti alle statue e limitiamoci solo a questo! Quello che però più offende, è che sembra che la cosa non tocchi più nessuno; sarà il fatto che tanto i turisti vengono lo stesso, ma è anche vero che poi non tornano più, vanificando inoltre quel passa-parola fondamentale per l’industria turistica.

Quei pochi poi che gestiscono l’immane flusso del Gran Cono, che di lì obbligatoriamente passa, si arricchiscono, monopolizzando il mercato e non permettendo altre intrusioni e quel benefico circolo virtuoso che si innescherebbe con l’allargamento dell’offerta turistica. Questo è dunque lo stato delle cose, il Vesuvio si vende di per sé, ma a favore di pochi, quindi perché investire se si vuol mantenere lo status quo? Ecco allora che le rare iniziative destinate al Vulcano e le sue infrastrutture si riducono a qualche mero espediente di propaganda politica, del tipo appunto dello scorso Re-creator Vesevo. Ma in che condizioni versa Creator Vesevo? Le sculture languono, e sottostanno all’incuria e al vandalismo.

La più colpita è proprio la prima di suddette opere, quella più a portata di mano, “Ascoltando con gli occhi” di Mark Brusse, più volte presa d’assalto (anche recentemente) dai mitomani della bomboletta. Ma non manca chi ha deciso di dare una sessualità al “Torso del Vesuvio” di Miguel Berrocal, aggiungendogli, nella zona pubica, la più classica delle iconografie parietali partenopee. Le altre sculture emergono da uno strato misto di erbacce e residui dell’amore molesto, in un caso, “Icaro” di Antonio Seguì, è stato divelto il cippo col nome dell’artista.

Diamo appuntamento, a chi di dovere, al prossimo mese di maggio, sperando, a un anno dall’ultima pseudo-iniziativa, che il pietoso stato di quello scorcio di Vesuvio tocchi il loro animo, e magari si faccia qualcosa di più che semplici ed effimeri proclami.
(Foto di Ciro Teodonno)

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