Tra il Seicento e il Settecento troneggia a Napoli la “maniera dorata” di Luca Giordano, l”artista che falsificando i grandi maestri del tempo divenne un “virtuoso del pennello”.
Napoli, negli ultimi anni, ha sempre più legato il suo nome al fenomeno dei prodotti contraffatti. Per le strade della città è possibile trovare ogni genere di merce “falsificata”. C’è persino chi ha elogiato l’abilità di certi napoletani nell’imitare alla perfezione i prodotti più svariati.
In effetti, nel capoluogo campano, “l’arte della contraffazione” pare vantare, per così dire, una tradizione antichissima. In anni in cui il concetto di “diritto d’autore” non era stato ancora concepito, infatti, un artista partenopeo diveniva celebre per la sua capacità di imitare le opere dei grandi maestri del tempo, sia italiani che stranieri: Luca Giordano, il “falsario” che dominò il Barocco napoletano. Conosciuto anche come Luca “Fapresto” o “Fai Presto”, soprannome che sembra gli abbia dato il padre, un modesto pittore, incitandolo a completare velocemente alcuni dipinti, il Giordano è, come lo definisce Argan, uno dei primi “virtuosi del pennello”.
Uno dei primi artisti, cioè, a meravigliare gli osservatori delle sue opere non tanto per la scelta o per il realismo dei soggetti ritratti, ma per la straordinaria abilità tecnica sfoderata nei suoi dipinti. Nato a Napoli nell’ottobre del 1634, Luca Giordano è, agli inizi, allievo del Ribera. Giovanissimo viene mandato dal padre a Roma, a studiare i grandi maestri del Rinascimento e del Barocco. Conosce e frequenta Pietro da Cortona e si avvicina ad una pittura ben lontana da quella “caravaggesca” del Ribera. Fu in Lombardia e, si dice, anche in Veneto, dove poté ammirare le opere di Paolo Veronese. A quest’ultimo si ispirerà buona parte della sua produzione artistica successiva. Prima di partire per Firenze e per la Spagna è, per lungo tempo, a Napoli, dove lavora tantissimo.
Gode di fama internazionale. È capace di realizzare dipinti di ogni genere. Sa imitare le opere di Caravaggio, Rembrandt, Rubens, e persino quelle di Raffaello. Diviene famoso anche, ma non solo, per questo. Bernardo de Dominici racconta che, stanco di sentire i consigli di un negoziante fiammingo, tal Gasparo Romer, che lo trattava da principiante, Luca volle prendersi gioco di lui. Chiese al padre di vendere alcune sue opere al Romer, dipinte sullo stile di Bassano, di Tiziano e di Tintoretto, spacciandole per dipinti originali di questi ultimi. Quando fu dal ricco negoziante, per consegnargli un “Sansone e Dalila” che aveva richiesto, il Giordano gli fece notare che le tele che il Romer aveva acquistato e ben pagato dal padre, credendole eccellenti lavori di grandi maestri, erano opera sua, come si poteva vedere dalla firma occultata sul retro di ognuna di essa.
Al negoziante fiammingo non rimase che riconoscere il talento del giovane pittore. Da allora, anzi, ne divenne protettore. La grandezza di Luca Giordano non sta solo nella capacità di spaziare dalle tinte “scure” di Caravaggio a quelle “chiare” di Veronese, ma nella straordinaria padronanza della tecnica pittorica e nella velocità d’esecuzione. L’appellativo di Luca “Fapresto” testimonia proprio questa sua abilità. In pochi giorni, o addirittura in poche ore, era in grado di portare a termine opere incredibilmente complesse. Sua è quella “maniera dorata”, quel colorismo vivace, frutto di un attento gioco di luci brillanti, vivide, che lo discosta molto dalla “maniera annerita con tinte cacciate nel nero fumo” che fu, invece, come scrive il de Dominici, di Mattia Preti.
Luca Giordano è un artista consapevole del proprio talento e nei suoi dipinti fa sfoggio delle sue capacità. Quasi un’autocelebrazione potrebbe apparire l’affresco, alla Galleria di Palazzo Medici Riccardi di Firenze, con “Minerva che porge una chiave e un martello a Ingegno e Artificio” (foto), due virtù che certo non gli mancarono. Le tinte, chiare e luminose, sono quelle del Veronese. È da lui che Luca “Fai Presto” impara a fare musica attraverso i colori. Del Giordano Argan dirà: “È un fenomeno, ha del prodigioso; è lo straordinario tecnico della comunicazione visiva”…“la sua pittura mette in moto il meccanismo dell’immaginazione”. Come “falsario” imparò a padroneggiare il mestiere pittorico, come maestro insegnò a sbalordire il mondo.
(Fonte foto: Rete Internet)






