Alla Domus Artis Gallery a Chiaia un” occasione per riunire gli artisti che, partendo dal Caffè Rosati e dalla Galleria della Tartaruga, diedero vita ad uno scambio alla pari con la pop art americana.
La Domus Artis Gallery festeggia quest’anno i primi due anni di attività. Aperta infatti nel novembre del 2009 nel cuore del quartiere Chiaia di Napoli, la galleria procede in perfetta sintonia con la linea di tendenza inaugurata dalle altre storiche gallerie d’arte contemporanea napoletane, da quella di Lucio Amelio a quella di Lia Rumma.
Un luogo che è diventato, in questo breve periodo, un punto di riferimento grazie al suo concept che prevede l’alternarsi dei lavori di giovani talenti con opere di maestri dell’arte contemporanea già affermati e storicizzati. E allora ecco un nuovo capitolo per la storia della Domus Artis che rappresenta il prolungamento ideale di un percorso che, in passato, ha portato alla galleria alcuni lavori di mostri sacri del Novecento come Andy Warhol, Keith Haring e Roy Lichtenstein. Si tratta di “Italian Pop Art – Franco Angeli, Tano Festa, Mimmo Rotella, Mario Schifano” a cura di Andrea Ingenito, mostra mirata a riunire i protagonisti italiani di quella tendenza capitale per l’arte contemporanea che fu la Pop, le cui conquiste e geniali soluzioni sono a tutt’oggi ancora un punto fermo di molti artisti.
La forma d’arte “popolare” maturata negli anni sessanta negli Stati Uniti in netta contrapposizione con l’estremo intellettualismo dell’Espressionismo Astratto (vedi Jackson Pollock), incarnava appieno lo spirito di quell’epoca, consacrazione di una società dei consumi spinti all’eccesso, e di cui la Pop (il cui appellativo va inteso correttamente non come arte del popolo o per il popolo ma, più precisamente, come arte di massa, prodotta in maniera seriale) dava la visualizzazione compiuta, rivolgendo l’attenzione ai miti, ai linguaggi e agli oggetti della società consumistica. La Pop Art, insomma, attingendo a quel cosmo di soggetti mediatici che imperversavano nel quotidiano della vita americana, senza rivestire le proprie soluzioni di alcun concettualismo oscuro, risultava perfettamente coerente con la società di massa che l’aveva prodotta.
Gli italiani, di fronte al vento pop d’oltreoceano non potevano stare a guardare; a Roma negli anni sessanta i giovani talenti che colsero le novità di Warhol e co. si riunivano presso il Caffè Rosati a Piazza del Popolo o presso la Galleria della Tartaruga di Plinio de Martiis. Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Franco Angeli, Pino Pascali, Lo Savio e Jannis Kounellis furono alcuni dei protagonisti di quella che venne celebrata, successivamente, come Scuola di Piazza del Popolo. La mostra napoletana, dunque, intende valutare le varie risposte degli artisti di quella generazione che aveva subito la fascinazione “popolare” statunitense, declinando ciascuno in maniera personalissima il verbo secondo Warhol.
Le opere degli artisti nostrani evidenziano, ovviamente, una matrice pop, ma soprattutto un modus operandi tutt’altro che pedissequamente improntato alla mera copia del modello a stelle e strisce; tecniche e soluzioni differenti, concordi con la sensibilità di ciascuno di loro. “Un americano a Roma” fu Mario Schifano, che nei suoi preziosi smalti esprimeva con lucidità come qualsiasi messaggio potesse avvenire solo attraverso i simboli della società di massa (basti pensare alla stretta parentela delle sue opere con “Coca Cola” con le serigrafie di Andy Warhol). Da Schifano si passa agli “emblemi” di Franco Angeli, simboli dei poteri forti stabilmente consolidati nel presente e nel passato, e poi alle eleganti rivisitazioni del passato di Tano Festa, che rivolge l’attenzione a cimeli di nobile origine, prelevati a brani o a spicchi.
Un’ulteriore attenzione riguarda le operazioni grafiche di Mario Rotella e i suoi celebri effaçage (abrasione), consistenti in un procedimento in positivo dove l’artista “cancella da una pagina tipografica l’immagine che ritorna allo stadio d’impronta”.
(Fonte foto: Rete Internet)






