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LA FRONTIERA DELLA FAME

La pace tra i popoli si costruisce con cooperazione e solidarietà, ma se un sesto del pianeta soffre la fame ogni parola è superflua.
Di don Aniello Tortora

Secondo la stima della Fao (l”Agenzia dell”Onu per l”agricoltura e l”alimentazione) per la prima volta nella storia umana soffre la fame più di un miliardo di persone, un sesto della popolazione del pianeta. È questa una delle conseguenze della crisi globale economica che tutti stiamo vivendo.
Oggi ci sono cento milioni di affamati in più rispetto al 2008. La “frontiera della fame” viene situata dagli esperti della Fao a 1800 calorie al giorno. Al di sotto di questo livello di nutrimento i danni per la salute sarebbero irreversibili. La Banca mondiale stima che entro il 2015 moriranno da 200.000 a 400.000 bambini in più all”anno.

Il 40% delle donne incinte nei Paesi poveri soffre di anemia, quindi dà alla luce neonati più vulnerabili alle malattie. Il numero dei bambini sottopeso aumenterà di 125 milioni l”anno prossimo. Nella geografia della malnutrizione al primo posto viene l”Asia-Oceania, con 642 milioni di persone sotto la soglia della fame su una popolazione di quattro miliardi. Il primato rispetto alla dimensione demografica spetta all”Africa subshariana: 265 milioni di affamati, un terzo degli abitanti. Seguono l”America latina con 53 milioni, Nordafrica e Medio Oriente con 42 milioni.
Nei Paesi ricchi abita la quota più piccola, ma pur sempre impressionante di affamati: 15 milioni di europei e nordamericani sopravvivono a stento, vittime di una invisibile carestia in mezzo al benessere.

È questa una grande contraddizione: gran parte del mondo gode di una ricchezza senza precedenti, anche in mezzo a questa recessione, eppure le vittime della fame raggiungono un record storico. Forse non siamo tutti abbastanza consapevoli che questa crisi è una minaccia seria per la pace a livello mondiale. È nella povertà che si annidano i focolai di tensione più esplosivi. Con il pretesto della recessione il Nord aiuta sempre meno il Sud, e questo certamente non va bene. Come uomini che “abitano” questo mondo non possiamo assolutamente rassegnarci alla povertà. Purtroppo la cultura della solidarietà e della condivisione comincia a scarseggiare anche nelle nostre società storicamente a forte presenza cristiana.

Basti pensare che nell”ultimo decennio c”è stato l”aumento del 45 % delle spese militari in tutto il mondo. Un incremento che ha fatto toccare la cifra record di 1330 miliardi di dollari: ben dieci volte di più degli aiuti allo sviluppo dei Paesi poveri. Questa è vera “schizofrenia globale”. Nel Messaggio a Jacques Diouf, direttore generale dell”Organizzazione Onu per l”alimentazione e l”agricoltura, in occasione della Giornata mondiale dell”alimentazione, Benedetto XVI denunciava che “oggi non viene prestata sufficiente attenzione ai bisogni dell”agricoltura, e questo sovverte il naturale ordine della creazione e compromette il rispetto della dignità umana”.

Ancora, Benedetto XVI ricorda “chi ha dovuto abbandonare i propri poderi a causa di conflitti, disastri naturali o disinteresse delle politiche per il settore agricolo”, e ha invitato la Fao a promuovere “la collaborazione tra agenzie nazionali e internazionali impegnate nello sviluppo agricolo. Le iniziative individuali – ha avvertito il Papa – dovrebbero inserirsi all”interno di più ampie strategie volte a combattere fame e povertà”. “Cooperazione e solidarietà”: solo questo connubio “costruisce la giustizia, l”armonia e la pace tra i popoli”.

Tocca particolarmente alla Chiesa denunciare continuamente queste grandi ingiustizie e invitare tutti alla conversione per la solidarietà, la sobrietà, la giustizia. I beni della terra sono di tutti e per tutti e dobbiamo riconoscerci tutti veramente e concretamente fratelli.

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