Considerato tra i più importanti musei archeologici del mondo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli vanta una delle più belle e ricche collezioni di opere d’arte antiche, ma, purtroppo, non tutti lo sanno.
A pochi passi dalla stazione metropolitana di Piazza Cavour è possibile ammirare uno dei musei più importanti del mondo, non è il Louvre e non sono nemmeno i Musei Vaticani, ma il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Già, perché nella bistrattata città di Napoli, meta ormai secondaria di turisti italiani e stranieri, c’è un museo che farebbe invidia a qualunque metropoli occidentale. È un museo che oggi ospita molti dei maggiori capolavori del mondo antico, ma non tutti, purtroppo, lo sanno.
Per capire il valore della collezione greco-romana del sito museale partenopeo basta pensare che, eccetto poche opere, come l’“Apoxyomenos”, il Discobolo, la Venere di Milo, l’Apollo del Belvedere, il gruppo del Laooconte e i resti del fregio del Partenone, tutti i grandi capolavori che noi conosciamo del mondo classico si trovano oggi nel museo napoletano. Il Museo Archeologico di Napoli può vantare infatti la più ricca collezione di opere d’arte del periodo romano in Italia e, di conseguenza, nel mondo. Eppure, il numero di visitatori che il colosso museale napoletano ospita mediamente ogni anno, tra le 200.000 e le 300.000 persone, non sono la cifra che ci saremmo aspettati di vedere.
La ragione di questo disinteresse da parte del grande pubblico non è solo l’ignoranza dei turisti. A loro difesa è giusto dire che il carattere specifico del museo, come accade altrove, attira soprattutto un pubblico specializzato di esperti, chiamati a Napoli dai capolavori che le ricche sale di questo imponente palazzo rinascimentale ospitano. Così, come in passato, anche quest’anno solo ai “pochi” fortunati che hanno scelto Napoli come meta delle loro vacanze o escursioni e il Museo Archeologico come tappa fondamentale, il museo partenopeo si è rivelato in tutto il suo splendore.
>Solo a pochi l’Ercole Farnese, con i suoi tre metri di altezza, è apparso come un gigante buono perso nei suoi pensieri e solo a pochi la Venere Callipigia ha mostrato spudoratamente, ancora una volta, le sue intime e divine forme. Il gruppo scultoreo del Toro Farnese, la più grande scultura mai rinvenuta dell’antichità, alta quasi quattro metri, ha fatto percepire per un istante, solo a loro, le sublimi vette verso cui il genio umano si è rivolto sin dai tempi più remoti. Solo pochi fortunati hanno dunque avuto modo di ammirare ed apprezzare tali capolavori.
Chi scrive ha quindi deciso di dedicare queste poche righe ad un museo che merita di essere annoverato tra le più importanti istituzioni museali del Paese. Perché se l’Ercole Farnese, copia romana di un originale in bronzo del famoso scultore greco Lisippo, la Venere “dalle belle natiche” o il colossale Toro Farnese, tra le più imponenti raffigurazioni del “Supplizio di Dirce”, non sono bastati a far capire il valore e la ricchezza di questa straordinaria collezione, va ricordato che qui è custodita la stragrande maggioranza dei reperti rinvenuti nelle città che la lava del Vesuvio, colata ufficialmente quel fatidico 24 agosto del 79 d.C., ha preservato fino ad oggi.
Così, tra le sale del museo, è possibile soffermarsi dinnanzi alla copia più completa del Doriforo di Policleto, scovata tra le rovine dell’antica Pompei nel 1797. È un’opera che tutti noi abbiamo, almeno una volta nella vita, visto nei manuali scolastici, in televisione o su qualche rivista specializzata. Lo stesso vale per il grande mosaico della Battaglia di Isso, trovato anche questo a Pompei durante gli scavi del 1831. Celeberrimo, di questo ampio mosaico, è ormai il profilo di Alessandro Magno in sella al suo Bucefalo che è stato spesso usato come immagine di copertina di decine e decine di libri di storia o storia dell’arte.
Ovunque, in questo spettacolare complesso museale, si possono ammirare gli innumerevoli e straordinari reperti giunti fin qui dalle antiche città di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabiae, che i Borbone prima e lo Stato italiano poi hanno scrupolosamente reperito e custodito. Preziose testimonianze dell’antico mondo dei Romani che i visitatori del museo potranno scoprire e conoscere. Questi pochi fortunati, che non avranno, come molti, limitato la loro visita alle sole città vesuviane distrutte dall’antica eruzione, saranno allora stupiti nel vedere l’inaspettata modernità dell’affresco pompeiano del “Cave canem” e, nella sezione “erotica” che il museo ha dedicato ai reperti legati al sesso ai tempi degli imperatori, difficilmente potranno trattenere l’imbarazzo o il riso.
Non solo. Qui, all’interno del museo, sarà a loro disposizione anche la collezione egizia, con mummie, sarcofagi e manufatti, la seconda più importante collezione dedicata all’antico Egitto in Italia, dopo, ovviamente, quella del conosciutissimo Museo egizio di Torino. Si capisce che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli merita di essere visitato, non solo per scongiurare la crisi turistica che da decenni attanaglia la Campania, ma anche per rivalutare un museo che custodisce opere meravigliose che, sebbene non attirino quanto le opere rinascimentali, barocche o di arte moderna, sono alla base di tutta la nostra storia artistica.
E se è vero che spetta alle varie Sovrintendenze e agli “addetti ai lavori” richiamare in città e nel museo le doverose folle di turisti, magari con mostre ed eventi vari, a noi, comuni cittadini, non può far male iniziare a frequentare i nostri musei. Per quanto “noiosi” e “morti” sono e saranno loro a ricordarci, nei secoli, il nostro passato e a insegnarci che un filo conduttore lega da sempre, indissolubilmente, gli uomini di ieri con quelli del domani.
STORIA D’ARTE
(>Fonte foto: Rete internet)




