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giovedì, Dicembre 2, 2021

Il barbiere ti somiglia

Più che una semplice necessità, a Napoli il taglio di capelli è un vero e proprio rito catartico.

Uno dei capisaldi della linguistica va sotto il nome di “principio di economia”; secondo tale logica meno parole si usano per raggiungere il medesimo risultato funzionale meglio è per la comunicazione. I francesi, ad esempio, hanno la mania di spezzare a metà le parole, gli anglofoni impazziscono per le sigle, mentre i tedeschi s’inventano un termine praticamente ogni dieci secondi.

Così, nella terra di Baudelaire e D’Artagnan, l’ormai ex Presidente Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bocsa è per tutti “Sarko”, il McDonald’s “macdo”, la previdenza sociale “sécu” (sécurité sociale), la carta igienica PQ. Per quanto riguarda gli acronimi statunitensi e britannici, be’ non vi suoneranno certo nuovi “SMS”, “ADSL”, “AIDS”, “UFO”, etcetera etcetera etcetera. Se invece non avete dimestichezza con la Germania e con la sua favella, espressioni tipo “Schadenfreude” (in sostanza il godimento che si prova per gli insuccessi altrui) e “Ohrwurm” (avete presente quei motivetti che vi si ficcano in testa e non ne vogliono sapere di lasciarvi in pace? Come dite, Il Pulcino Pio? Non avrei saputo trovare paragone più azzeccato) non faranno squillare alcun campanello.

Ora, poiché l’economia linguistica non se la sono certo inventata loro, possiamo rinvenire il fenomeno persino nel nostro amato napoletano, che vabbè non sarà una lingua a tutti gli effetti ma poco ci manca. Prendiamo a modello il lemma “professore”. Forma piena “prufessore”, prima contrazione in “prufessò”, poi “pressò”, e ancora “pessò” passando per “essò”, fino ad arrivare ad un irriconoscibile “’ssò”, pronunciato più o meno /?s’so/, con la vocale indistinta. Ma il top lo si raggiunge con un altro vocabolo, un vocabolo berciato a squarciagola, bocca spalancata e polmoni rigonfi: “barbiere”. «Babbièèèèèèèèèèèèèèèèèè!!! (niente “r”, ci mancherebbe)» , chi non ha mai ascoltato questo soave grido di battaglia provenire dal marciapiede dirimpetto? «Abbièèèèèèèèèèèèèèèè!!!», «Bella, ‘bbièèèèè!!!».

Il barbiere da noi non è soltanto “chillo che taglia ‘e capille”. No, il barbiere è molto di più. È un confidente, un amico, un compagno di spavalderie e millantamenti, l’unico a cui puoi raccontare la tua intimità senza tema di essere discriminato, la valvola di sfogo nella quale riversare le paure, le ansie e le preoccupazioni di una vita affollata e logorante. Con lui puoi parlare di calcio per 2-3 ore consecutive, dar libero sfogo alla tua creatività verbale, sbracarti, metterti in libertà, essere maschio fino al midollo. Perché il barbiere è così: un po’ alleato, un po’ complice, un po’ membro di famiglia. Il barbiere… ti somiglia.
(Fonte foto: Rete Internet)

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