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I “falsi” poveri e i “veri” ricchi

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La battaglia del governo contro chi si finge privo di reddito per ottenere agevolazioni pubbliche, è ben accetta dalla Chiesa che combatte contro ogni tipo di peccato sociale.

La situazione socio-politico-economica attuale è quella sotto gli occhi di tutti. Il governo fa quello che può. E, ultimamente, per una vera giustizia sociale, si è deciso ad intervenire, finalmente, per cambiare le regole dell’Isee. Girare in Ferrari (tanto per intenderci!) e presentare un’autodichiarazione da profughi di guerra per pagare qualche centinaio di euro in meno di tasse universitarie, fa capire in quale società viviamo. Se c’è un indice che può validamente misurare il tasso di furbizia del nostro Paese, ebbene questo è l’Isee, l’indicatore, cioè, della situazione economica equivalente che misura reddito e patrimonio delle famiglie per modulare su questa base l’accesso a certi servizi pubblici e le loro tariffe.

Il famoso Welfare state. Idea buona – gli aiuti pubblici vanno ai poveri, non ai ricchi – applicata però in Italia. Cioè agli italiani, molti dei quali fingono di essere poveri per non pagare tasse universitarie, trasporti scolastici, mense e quant’altro. Attualmente s’inseriscono nell’Isee i redditi familiari e pure la consistenza del patrimonio. E già qui casca l’asino, ed è cascato talmente tante volte che questo governo si è deciso ad agire e a cambiare le regole. I redditi: sono quelli denunciati nella dichiarazione annuale. Sappiamo tutti quanti siano gli italiani che, di fronte alla dichiarazione dei redditi, diventano improvvisamente smemorati e ne dimenticano parecchi da denunciare al Fisco.

Trasformandosi così automaticamente in “poveri”. E il patrimonio? Sta di fatto che anche in questo caso la carenza di memoria impedisce di inserire nell’Isee risparmi e investimenti, figuriamoci poi il “nero” e quelli emigrati in Svizzera o, altrove, in altri “paradisi fiscali”. I dati sono reali: il ministro del lavoro ha dichiarato che i controlli hanno verificato che due terzi delle dichiarazioni Isee presentate per le tasse universitarie sono risultate false. E che l’80% dei nuclei familiari dichiara di non possedere un conto corrente bancario o un libretto postale. Peccato, però, che la Banca d’Italia sostenga che il 91% delle famiglie ha un deposito bancario o postale… Ma, tra le tante, c’è qualche altra stortura. I redditi familiari assommano quelli dei due coniugi legalmente sposati. Ma quante centinaia di migliaia sono le “ragazze-madri” tali di fronte al Fisco in quanto conviventi? Quanti figli di “ricchi” non trovano posto negli asili-nido perchè nelle graduatorie sono sopravanzati da questi finti poveri? Quindi accogliamo con gioia la scelta di questo governo di cambiare regole che una buona fetta degli italiani non rispetta.

Il patrimonio avrà più peso, proprio per ovviare al problema dei redditi da morti di fame che troppi disinvoltamente dichiarano. E ci sarà una modulazione più attenta e favorevole alle famiglie che hanno più figli e a quelle che hanno componenti disabili. Ci saranno poi regole ad hoc per chi perde il lavoro: insomma, c’è una sensibilità verso le famiglie numerose e quelle in difficoltà che prima non c’era, e questo va riconosciuto con un applauso al governo. L’Isee serve poi a riconoscere aiuti diretti come le social card o certi bonus: anche qui giustizia deve essere fatta. I soldi pubblici vadano a chi ne ha più bisogno: un’ovvietà che deve diventare tale pure in Italia.

Le regole devono impedire il più possibile l’infiltrarsi della furbizia, ma è la coscienza di ognuno di noi a fare la vera differenza. E, in questo, anche noi credenti dobbiamo “essere differenti”. E’ tempo di conversione per tutti. Dai peccati sociali, dalle omissioni, all’onestà, alla giustizia sociale e all’attenzione vera a chi (anche per queste “furbizie”) si vede negare i suoi giusti diritti, perchè “vero” povero.
(Fonte foto: Rete internet)

 ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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