I capi del personale Fiat a lezione di efficienza nella scuola di Pomigliano

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I dirigenti delle risorse umane del gruppo oggi e domani in visita nell’impianto-simbolo della Fiat. Caustica la Fiom: “Marchionne porterà ai capi l’esempio di una zona franca dei diritti”.

 Mostrare l’efficienza raggiunta dagli operai di Pomigliano, i risultati di eccellenza conseguiti nel rapporto tra organici e produttività qualitativa nella fabbrica plasmata sul modello Marchionne.

Mettere sotto la lente d’ingrandimento l’impianto dove non si sciopera da due anni e mezzo e dal quale partì lo stravolgimento delle relazioni sindacali, con la disdetta del contratto nazionale, la fuoriuscita da Confindustria, la creazione del contratto dell’auto, sull’impronta di quello siglato a Pomigliano, e la conseguente cacciata dei ribelli della Fiom. Sia pure attraverso varie sfumature è questo il significato che negli ambienti sindacali viene attribuito all’arrivo nello stabilimento produttore della Panda di tutti i capi del personale dei tanti impianti del Lingotto dislocati in Italia. Finora i workshop, sorta di seminari per l’aggiornamento professionale, si erano succeduti nella fabbrica partenopea per illustrare l’alto livello tecnologico che la caratterizza.

Ora però la Fiat vuole far osservare ai suoi dirigenti delle risorse umane dell’intero gruppo italiano i risultati conseguiti nel campo, ben più delicato, della selezione e della gestione della forza lavoro. I capi del personale che stamane giungeranno a Pomigliano sono decine. Resteranno qui fino a domani. Il Lingotto spiega così l’evento: “Il modello di gestione è comune a tutti gli stabilimenti: abbiamo fatto investimenti nella tecnologia e abbiamo fatto anche un lavoro notevole con le persone”. Ma la Fiom è estremamente critica circa la due giorni appena varata nell’impianto-modello della Fiat. “Marchionne porterà come esempio ai capi del personale del gruppo – stigmatizza Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – una zona franca dei diritti costituzionali e del lavoro nel nostro Paese, un modello che non reggerà ancora per molto tempo perché i lavoratori lo rimetteranno in discussione”.

Molto più cauto invece è il commento teso al dialogo di Giuseppe Terracciano, coordinatore della Fim area metropolitana. “Il fatto che il workshop adesso coinvolga i capi del personale – dichiara Terracciano – testimonia la qualità tecnologica dell’impianto ma anche l’impatto sui lavoratori. Ciò dovrà inevitabilmente condurre a un allargamento della partecipazione allo scopo di realizzare un modello Pomigliano all’avanguardia”.

Diverso è il parere di Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm. “Il workshop dei capi delle risorse umane – chiarisce il dirigente sindacale – altro non è che un’occasione di aggiornamento professionale essendo Pomigliano l’impianto meglio posizionato nel Wcm, il nuovo sistema organizzativo e produttivo. In questo senso – aggiunge Sgambati – è evidente che la fabbrica partenopea sia un punto di riferimento. Certo – conclude il responsabile della Uilm campana – c’è da considerare che Pomigliano un po’di anni fa era considerata la realtà peggiore di Fiat mentre ora è l’esatto contrario”.

Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, sottolinea infine la necessità di “un miglioramento delle relazioni sindacali in termini complessivi, cioè legati soprattutto alla concretizzazione in tempi brevi di tutti gli aspetti dell’accordo Panda”. “Devo però ribadire – l’invito di Mercogliano – che soltanto attraverso la condivisione totale dei nuovi investimenti sarà possibile imprimere vero sviluppo nel Paese”.

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