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Cambia la società, cambia la gioventù. Napoli e provincia, anni ’60-2000, il tempo e la tecnologia hanno modificato la qualità dei rapporti interpersonali, soprattutto hanno inciso sulle dinamiche del corteggiamento.

«Mio padre si è accorto che sei passato due volte con la Vespa sotto il balcone. Non mi farà più uscire se non vieni a parlare in casa». Il ragazzo, che si era fatto notare, l’aveva corteggiata con lo sguardo e attendeva di essere ricambiato con un sorriso.

Erano gli anni ’60, l’epoca degli appuntamenti con la donna dopo la messa, all’associazione cattolica, delle uscite lampo dietro un pretesto che accendevano il desiderio di conquista, tipico della generazione che ha tramandato canzoni storiche e proteste coraggiose. Tutto ruotava intorno alle feste di compleanno organizzate in casa in presenza dei familiari, l’occasione propizia per invitarla a ballare un lento e tenerla stretta un secondo in più, per sussurrarle all’orecchio parole dolci e darle un messaggio preciso per il prossimo incontro. Ma i parenti la utilizzavano anche per raccogliere informazioni sui giovani della comitiva: chi erano i genitori, se il ragazzo studiava o lavorava, quali luoghi frequentava.

Il corteggiamento era sentito: quando lei passeggiava per strada, lui correva in direzione del primo juke box, a spendere una moneta per dedicarle una canzone adatta alla loro storia. Così nei vicoli cittadini «Fatti mandare dalla mamma», «Se mi vuoi lasciare», «Un’avventura» riecheggiavano caricate di emozioni pulite e sincere. Se l’interesse fioriva in estate, il disco ovviamente cambiava: le migliori proposte allora erano «Ho scritto t’amo sulla sabbia», «Sapore di sale» e «Abbronzatissima». Conquistata la donna, con il fidanzamento ufficiale non si sarebbero manifestati scatti di qualità nel rapporto con l’amata, anzi il rispetto per la famiglia creava ulteriori ostacoli, il primo consisteva nel monitoraggio continuo dei due.

La vita sociale era decisamente meno frenetica, ma impegnativa. Gi uomini aiutavano le famiglie nel disbrigo delle pratiche amministrative esterne quotidiane, versavano una quota in casa tratta dai loro guadagni, se lavoravano. Molti studiavano alle scuole superiori, che erano a Napoli; anche alle donne, provenienti da contesti culturali evoluti, era concesso completare la formazione scolastica, per altre c’era il più delle volte l’insegnamento di taglio e cucito. Difficilmente, infatti, si acquistava un abito in un negozio, in genere si sceglievano delle stoffe da portare ad un sarto di fiducia per la realizzazione di un vestito di tendenza.

Di sera, per i ragazzi più liberi c’era l’incontro rituale al bar per una partita a carte, mentre la domenica l’appuntamento era in piazza o in un luogo conosciuto da tutti per stabilire dove andare, magari al cinema, per sgranocchiare in compagnia ceci e semi di zucca davanti ad un film, o in discoteca, ma anche lì la musica non era proprio «da sballo». A grandi linee il divertimento era sano e rispettoso. L’auto era un vantaggio per pochi, e chi l’aveva organizzava con gli amici una giornata al mare, o a Roma. Il costo della benzina si divideva in parti uguali, si ascoltavano i Beatles, oppure altri gruppi in voga, e si discuteva molto di attualità e di politica, soprattutto.

Anno 2013. Un mondo sovvertito. Regole diverse e senza troppi confini. I giovani si conoscono a scuola, nei locali, in palestra aprendo a tutti le porte dell’amicizia. Le feste in casa sono superate e sepolte da un bel po’: loro preferiscono i pub per un panino e una bibita, ma anche il cinema, come facevano le generazioni precedenti, e la mitica discoteca il sabato sera. Incontri rituali in posti decisamente meno sicuri, dove l’evasione non ha limiti. Se due ragazzi si incontrano non è detto che non facciano coppia da subito: un sms, una frase o un link su Fb e via, verso mondi entusiasmanti. Guai a chiamarli fidanzati, sono compagni o amici.

Stringono la mano ai genitori dell’uno e dell’altra, ma li individuano come semplici conoscenti, servendo, spesso dietro consenso degli adulti, un «tu» alla madre e al padre. Perché i tempi sono cambiati, bisogna svecchiarsi, evolversi. È giusto conversare in gruppo all’aperto, ma un drink ci sta sempre bene. Sono abituati a pensare di raggiungere un’altra città per compiere gli studi, essere indipendenti, meglio con qualche sacrificio in meno, a guardare al presente. Il futuro è roba da alieni. Soprattutto con i tempi che corrono. Schizzano sui motorini, attraversando le città, con il sogno di vivere pienamente il momento.

La Play Station è il pane quotidiano, ma non toglie il primato ai cellulari. Ci fanno tutto: navigano in rete, si aggiornano, scaricano musica e applicazioni, e guardano video su You Tube. In casa si fa poco o nulla, molti non sanno cucinare: i fornelli potrebbero distrarli dallo studio, loro sono per le cose innovative e originali. Fuorchè nella moda, che ripercorre le tappe del passato. In compenso curano molto l’estetica. Certo, nel panorama infinito degli spettacoli in tv: passerelle e scatti fotografici. In posa addirittura sui social network per una prima buona presentazione, che non si sa mai.

Lo «struscio esiste», solo che gli orari sono prolungati, e l’idea di allontanarsi dal proprio comune il sabato e la domenica per raggiungere i grandi centri è viva e vegeta. Bisogna permettersi il percorso di studi, i viaggi all’estero, le uscite nel week-end. Per i più fortunati provvedono i genitori, quelli degli anni ’60, con un lavoro sicuro e valori intramontabili. A conti fatti, queste due generazioni forse hanno in comune solo i Beatles, che sono eterni, e il desiderio di spaccare il mondo.
(Fonte foto: Rete Internet)