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GASPAR VAN WITTEL, IL PITTORE CHE “DIEDE VITA” ALL’ARCHITETTURA NEOCLASSICA ITALIANA

Gaspar van Wittel, pittore olandese naturalizzato italiano, è uno dei più celebri vedutisti del XVIII secolo ma anche il padre del più importante genio dell”architettura neoclassica italiana: Luigi Vanvitelli.

Quando si dice “figlio d’arte” ci si riferisce, in genere, a quei ragazzi che hanno ereditato dai propri padri il talento in un particolare mestiere. Di questi “figli” la storia è ricca di esempi, dal calcio al cinema, dalla televisione all’arte. Anche Luigi Vanvitelli, nato Lodewijk van Wittel, uno dei più grandi architetti della XVIII secolo, può essere annoverato tra essi. Dal padre Gaspar, genio indiscusso della pittura settecentesca, ereditò il mestiere di artista, anche se, alla passione paterna per la pittura, Luigi preferì, con successo, dedicarsi all’architettura, non senza, è plausibile, qualche risentimento da parte del padre.

Gaspar van Wittel, italianizzato poi come Gaspare Vanvitelli, è stato uno dei più grandi “pittori di vedute” che operò in Italia tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento e forse il primo vero “vedutista” della storia dell’arte. Spesso ricordato come anticipatore dell’italiano Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, il pittore olandese è celebre per le sue cosiddette vedute esatte di molte città e paesaggi italiani, a cui lo stesso Canal farà riferimento.

Come il Canaletto più tardi, e per questo associato da molti al giovane veneziano, Gaspar fece largo uso della camera ottica, uno strumento protofotografico a quel tempo straordinariamente moderno, che permetteva agli artisti di avere dinanzi agli occhi il riflesso capovolto dell’immagine da dipingere. Si trattava di una cabina portatile, completamente oscurata, alla cui sommità era applicato un foro e uno specchio che, opportunamente inclinato, proiettava all’interno della cabina l’immagine inquadrata, una visione “esatta” del soggetto ritratto che il pittore ricalcava e dipingeva.

Il van Wittel, originario della cittadina olandese di Amersfoort, in provincia di Utrecht, fa parte di quei tanti artisti olandesi che, nel corso del XVII secolo, lasciarono il proprio paese alla volta dell’Italia, il più delle volte per non tornarvi mai più. In Olanda, in gioventù, aveva iniziato a dipingere sotto la guida di Jan van der Heyden, Gerrit Berckheyde e Matthias Withoos, tutti paesaggisti del “secolo d’oro”, che impressero al giovane pittore un certo gusto per il genere del paesaggio ideale la cui “antitesi”, la veduta esatta, verrà perfezionata proprio dallo stesso van Wittel.

Come molti altri suoi coetanei, Gaspar sentì improvvisamente il bisogno di partire per l’Italia per ammirare le rovine della civiltà romana e i capolavori dei grandi maestri del Rinascimento italiano. Così, nel 1674, giunse Roma, dove si stabilì per un lungo periodo. Divenne in breve famoso per le sue vedute della città eterna e per i suoi paesaggi tiberini, riprodotti fedelmente sin nei minimi particolari, che gli valsero il favore delle più importanti famiglie aristocratiche romane.

Le sue opere sono soprattutto frutto di una società illuminista, razionale e moderna. L’indagine pittorica del van Wittel è, infatti, un’indagine sensoriale, scientifica, esatta. Privi di ogni contributo intellettuale e sentimentale, i suoi dipinti riproducoino la realtà così come è, senza che la mente artistica agisca su di essa secondo proprie interpretazioni. Basta guardare la sua “Veduta del Largo di Palazzo Reale di Napoli” (foto) per capire che i suoi quadri sono vere e proprie fotografie, istantanee di un tempo lontano che conservano ancora oggi tutto il loro valore storico.

A Napoli, d’altronde, Gaspar van Wittel era particolarmente legato. Vi si trasferì per un breve soggiorno nel 1699 ed è qui che, il 12 maggio 1700, vide la luce il figlio Lodewijk, Luigi Vanvitelli. La Reggia di Caserta, suo capolavoro, che è considerata uno dei primi esempi di Neoclassicismo in Italia, deve forse, dunque, gran parte del suo fascino a quelle architetture che Gaspar fissava nei suoi quadri e che il piccolo Luigi studiò a lungo, imparando a progettare edifici sulla tela prima ancora che sulla carta.
(Fonte foto: Rete Internet

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