In quest’intervista Mimmo Mignano, 46 anni, sindacalista licenziato dall’azienda automobilistica nel 2008, annuncia una nuova mobilitazione per la prossima settimana e parla dei difficili rapporti col resto della sinistra sindacale.
Mignano, corre voce che voi Cobas vogliate mettere in campo qualche nuova azione…
«Riteniamo che le uniche armi rimaste siano la lotta e lo sciopero per cui lunedi, alle sei del pomeriggio, ci riuniremo all’aperto nel piazzale della vecchia stazione della circumvesuviana di Pomigliano».
Perché?
«Perché la situazione è gravissima. Tra Fiat e indotto si contano almeno 2500 lavoratori in cassa a zero ore, anche da quattro anni di fila. Non hanno speranze né i 700 della Ergom né i 316 confinati al nuovo impianto Fiat di Nola, che non è mai entrato in funzione. Lo stesso vale per i 1390 in cig a Pomigliano. Lo sanno anche i più sprovveduti che il provvedimento di rientro limitato a rotazione, appena avviato dall’azienda, per 650 operai in cassa è solo uno specchietto per le allodole usato dalla Fiat per non far credere ai giudici che sta discriminando i lavoratori iscritti ai sindacati che dissentono da Marchionne. Inoltre la menzogna della nuova Panda come panacea dei mali del settore automobilistico campano si è rivelata in tutta la sua essenza: una malefica bugia confezionata dai sindacati firmatari del si a Marchionne. Di fronte a tutto questo non possiamo restare impassibili. Quindi cominceremo e rivederci, noi del comitato di lotta dei cassintegrati, a partire dalla prossima settimana».
Sì, ma perché una riunione all’aperto? In mezzo alla strada…
«Perché tutto quello che facciamo lo vogliamo fare alla luce del sole. La gente ci deve vedere. Non ci interessano sedi costose, pagate a spese dei lavoratori».
A cosa allude?
«A tutti quei sindacati che oggi non solo percepiscono ancora le quote dei dipendenti dell’azienda ma che nonostante i continui introiti hanno anche distrutto l’occupazione a Pomigliano».
In queste ultime settimane voi dei Cobas avete diramato dei messaggi dal sapore grillino, avete rilanciato lo slogan “via i sindacati dalle fabbriche”…
«La nostra è una provocazione politica che non guarda a Grillo, visto che lui e i suoi seguaci
se ne infischiano dei problemi del lavoro e dei lavoratori, che poi sono i problemi principali dell’esistenza. Il nostro mandare a quel paese i sindacati è una frustata per dire che devono andare via i sindacalisti corrotti, dediti alla clientela, quelli che da sempre fanno i sindacalisti di professione semplicemente per mangiare alle spalle dei lavoratori, degli operai, ormai ridotti alla fame. E parlando di lavoratori ovviamente parlo soprattutto dei precari, dei sottosalariati, cioè della stragrande maggioranza dei lavoratori italiani».
«In questo senso non condivido le strategie sindacali puntate esclusivamente alle cause giudiziarie, che sono fallimentari, in particolare dal punto di vista politico, perché non portano da nessuna parte. I tempi di una causa sono talmente lunghi ed estenuanti che ogni volta si rischia di finire in un vicolo cieco. Non mi riferisco solo a quello che sta facendo la Fiom. Prediamo per esempio il reparto confino di Nola, il Wcl. Che fine ha fatto la causa legale promossa dallo Slai-Cobas per far ritornare alla casa madre di Pomigliano i 316 operai espulsi dalla Fiat nel 2009 e piazzati laggiù, in una fabbrica fantasma che non è mai entrata in funzione e che mai funzionerà ? Che fine ha fatto questa causa?».
Ma i tempi di questo come di altri procedimenti giudiziari sono dettati dalla magistratura e dalle disfunzioni legate alla sua burocrazia. Che colpa ne ha lo Slai Cobas?
«Se un sindacato promette ai lavoratori cassintegrati del Wcl di Nola, che a quel sindacato si sono anche iscritti pagando una tessera, che in breve tempo, sei, sette mesi al massimo, sarebbero tornati al lavoro in fabbrica, a Pomigliano, e poi non mantiene queste promesse, ciò la dice lunga sull’affidabilità politica di certe sigle. Sono ormai trascorsi quattro anni dall’inizio della causa e questi lavoratori stanno aspettando ancora. Io allora dico che solo la lotta può dare dei risultati veri».





