E’ il momento più teso nei rapporti tra Fim, Uilm e la Fiat. Intanto a Napoli i Cobas fanno il “funerale” a Marchionne. E lo Slai Cobas consegna un dossier alla Regione. Ma emergono attriti tra Slai, Fiom, e Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati.
Sale la tensione nel gruppo Fiat. Ieri infatti c’è stata la rottura della trattativa tra l’azienda e i sindacati firmatari, Fim, Uilm, Fsimic e Ugl, sul rinnovo del contratto: non c’è intesa sull’una tantum da concedere quest’anno agli 86mila lavoratori del gruppo automobilistico.
Intanto nel Napoletano proseguono le proteste sulla situazione in cui versa l’indotto logistico, il Wcl di Nola, e dei componenti plastici, la Marelli di Poggioreale, stretti nella morsa di una cassa integrazione ormai in scadenza. Ieri clamorosa iniziativa dei Cobas davanti alla fabbrica di Pomigliano, che hanno inscenato il “funerale” dell’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. Poco dopo confronto in Regione sul destino del Wcl, impianto inattivo. Le difficoltà aumentano. La rottura tra la Fiat e i sindacati sul contratto si è consumata ieri nella sede torinese della Fiat.
L’azienda e i rappresentanti dei lavoratori del gruppo non sono riusciti a raggiungere un accordo sul valore dell’una tantum da assegnare agli addetti per il 2014. Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno definito "irricevibile" l’offerta dei vertici, che prevedeva un aumento annuale di 250 euro a fronte di una richiesta di 300 euro. E i sindacati hanno abbandonato il tavolo senza fissare un’altra data per un nuovo incontro. “E’ il momento più teso nei rapporti tra la Fiat e i sindacati firmatari del contratto dell’auto, che hanno accettato di assumersi grandi responsabilità in cambio di relazioni effettivamente basate sulla concertazione”, commenta nel frattempo Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim Cisl.
Le sigle hanno annunciato che bloccheranno gli straordinari in tutti gli stabilimenti a partire dalla prossima settimana. “Lo decideremo lunedì – specifica Uliano – ovviamente i blocchi dello straordinario punteranno soprattutto laddove ci sono più volumi produttivi, penso alla Maserati di Grugliasco e alla Sevel di Val di Sangro”. Ma ieri è stata una giornata difficile anche nel comparto napoletano. All’alba ennesima provocazione dei Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, con gli attivisti del Movimento Disoccupati Autorganizzati di Acerra, contro i suicidi degli operai in cassa integrazione.
Cobas che hanno inscenato davanti ai cancelli di Pomigliano, insieme ad alcuni militanti dell’Md, il “funerale” dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, con tanto di bara, fantoccio con il viso del general manager e lumini accesi. Quindi, dopo alcune ore, confronto nell’assessorato regionale al Lavoro della Regione Campania, al centro direzionale di Napoli. Per evitare problemi di ordine pubblico è stato rinviato l’incontro con i sindacati firmatari, fissato alle dieci di ieri. Poco dopo le undici è iniziata invece la riunione con l’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, e gli esponenti locali di Fiom, Slai Cobas e Cobas. Intanto sotto, nel piazzale antistante l’edificio, gli operai del Wcl hanno manifestato con un presidio. Vittorio Granillo, leader dello Slai, ha consegnato a Nappi un dossier dettagliato.
All’interno sono elencati finanziamenti pubblici erogati all’azienda e una serie di suicidi e tentati suicidi che hanno preceduto gli episodi raccontati dalla stampa, quelli relativi alla morte degli operai del Wcl Pino De Crescenzo e Maria Baratto. Secondo quanto denunciato da Granillo si contano almeno altri due suicidi di altrettanti operai della Fiat di Pomigliano e una serie di tentati suicidi di cui sono state protagoniste le mogli dei lavoratori in cassa integrazione. Ma quando la riunione è terminata e i delegati sono scesi per tenere l’assemblea sono emersi contrasti interni.
Slai Cobas e Fiom hanno litigato con pesanti accuse reciproche. Poco prima c’erano stati diverbi anche tra i militanti dei Cobas e quelli dello Slai. Alla base degli attriti vecchie ruggini personali o sospetti legati alla coerenza e all’etica dell’azione sindacale nella lotta per la difesa dei posti di lavoro e del tessuto produttivo.
(Fonte foto: ilmattino.it)


