Il tribunale di Roma ha respinto il ricorso del sindacato di Landini contro il ritorno in cassa integrazione dei metalmeccanici Cgil di Pomigliano, in un primo momento reintegrati in fabbrica per ordine della stessa magistratura.
Ieri il tribunale di Roma ha respinto il ricorso della Fiom contro il ritorno in cassa integrazione dei suoi iscritti di Pomigliano. Per il tribunale capitolino questo rientro in cig non ha fatto configurare un comportamento discriminatorio da parte della Fiat.
Una vicenda complessa. Dopo anni di cassa integrazione i metalmeccanici della Cgil erano stati assunti il 28 novembre dalla Fiat nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, in base a un’ordinanza di giugno del tribunale di Roma che ne imponeva l’impiego in fabbrica. Poi però il Lingotto ha riorganizzato l’impianto di Pomigliano facendo sciogliere la newco Fip per cui i primi 19 operai iscritti alla Fiom, dopo essere stati nel frattempo allontanati dallo stabilimento (pagati per non lavorare per un paio di settimane) il primo marzo scorso, giorno di avvio del nuovo piano, sono tornati in cassa. A quel punto il sindacato guidato da Maurizio Landini ha fatto causa al Lingotto per dimostrare che era in atto una nuova discriminazione nei riguardi dei suoi iscritti. Ma la casa automobilistica il 4 febbraio ha allontanato dall’impianto i 19 metalmeccanici Cgil assunti in Fip: stipendiati ma a casa.
Il piano di riorganizzazione ha poi dato il via alla divisione della fabbrica della nuova Panda in tre aree: la “A”, la “B” e la “C”. Nelle prime due, dedicate alla realizzazione della vettura, sono al lavoro solo gli addetti (2544 in tutto) con il requisito minimo di 6 mesi di esperienza nella nuova produzione. Alla terza, la “C” (collaudi e servizi), sono stati assegnati 1971 addetti. Soltanto qui, in questo reparto ben distante dal cuore delle attività, è stato avviato un programma di cassa a rotazione dei 1390 cassintegrati, iscritti alla Fiom compresi. Alcuni dei quali vi stanno lavorando come test-driver. “Il magistrato ha giudicato l’accordo del 7 febbraio legittimo: è la conferma che il sindacato non si esplica attraverso la via giudiziale”, commenta intanto Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uilm.
Dello stesso tono l’analisi di Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli: “Non si può fare sindacato con il continuo ricorso al parere di un giudice per cui la Fiom riprenda la sua naturale funzione”. E Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic, aggiunge che “questa decisione del tribunale rende giustizia al piano di riorganizzazione e al propedeutico accordo sindacale, col quale sono stati peraltro evitati i licenziamenti in precedenza dichiarati dalla Fiat per l’impossibilità tecnica di assumere altro personale”. Ma il legale della Fiom, Lello Ferrara, è caustico: “Intanto nessun operaio iscritto alla Fiom lavora nelle produzioni Fiat: l’esclusione continua”.



