All’uscita dall’incontro con la Fiat i sindacalisti di Fim, Uilm e Fismic sono stati duramente contestati dai Cobas. Le organizzazioni dell’accordo Panda e l’azienda si riuniranno di nuovo nella fabbrica di Pomigliano.
Fumata nera dal primo esame congiunto tra la newco e i sindacati firmatari del contratto dell’auto. Ieri pomeriggio, negli uffici della direzione aziendale della fabbrica automobilistica, la Fiat ha ribadito la volontà di licenziare 19 operai in attività negli impianti di Fabbrica Italia Pomigliano per reintegrare, come imposto dalla magistratura, altrettanti colleghi cassintegrati iscritti alla Fiom.
Ma non è ancora detta l’ultima parola. Al termine di questo primo confronto l’azienda si è infatti dichiarata disponibile a incontrare di nuovo i sindacati. Il faccia a faccia è durato meno di un’ora, dalla 15 e 30 alle 16 e 20. Giusto il tempo per Fim, Uilm e Fismic di consegnare agli esponenti aziendali presenti (c’erano i dirigenti Carmine D’Agresti e Antonio Vece) la richiesta di revoca della procedura di mobilità. Tensioni si sono registrare quando i sindacalisti sono usciti dall’impianto. All’ingresso 2, il varco degli operai, i dirigenti regionali delle organizzazioni di categoria sono stati accolti da una bordata di fischi e insulti da parte di un gruppetto composto da alcuni operai iscritti alla confederazione Cobas.
Davanti alle telecamere di Sky e Mediaset Domenico Mignano, operaio licenziato tre anni fa dall’azienda dopo una manifestazione, e Rosario Monda, un lavoratore prima licenziato e poi messo in cassa integrazione, hanno urlato una serie di domande, frammiste a vere e proprie invettive, all’indirizzo di Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim, e del suo collega della Uilm, Giovanni Sgambati. Interrogativi molto polemici puntati sulle prospettive reali dei circa 3mila addetti della Fiat di Pomigliano e del suo indotto di Napoli e Nola. “L’accordo di Pomigliano garantisce il rientro di tutti”, hanno replicato Terracciano e Sgambati. Per quanto riguarda, poi, il merito del confronto Sgambati ha specificato che “la riunione è stata interlocutoria” e che “la Fiat si è resa disponibile a una nuova convocazione quando ci saranno condizioni migliori”.
“Da un lato condanniamo la Fiat ma invitiamo la Fiom a firmare l’accordo”, ha aggiunto Terracciano. La sensazione scaturita da questo iniziale confronto è che le attenzioni siano ormai puntate sui metalmeccanici della Cgil, irremovibili sulla decisione di non voler firmare “un’intesa, peraltro obsoleta per ammissione stessa dell’azienda, che calpesta i diritti costituzionali”, come ha più volte ribadito il segretario regionale della Fiom, Andrea Amendola. La sensazione del ruolo centrale conferito alla Fiom è stata confermata dopo il faccia a faccia da ambienti vicini al Lingotto, che hanno parlato di un “sindacato ideologico che ormai rappresenta un peso sulla schiena della Fiat al punto che tutta la situazione di Pomigliano potrebbe essere compromessa”.
Parole pesantissime rilanciate da Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic, che al termine dell’esame congiunto ha dichiarato, nel piazzale dello stabilimento, che “non sarà possibile pensare a un futuro di questa fabbrica con una Fiom all’interno che non ha firmato l’accordo di Pomigliano”. “In ogni caso – conclude Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – noi abbiamo ribadito tre cose alla Fiat: ritiro dei licenziamenti, no all’uscita di lavoratori Fip e applicazione dell’accordo”.





