Chiude i battenti, a Pomigliano, la catena di montaggio della Panda. Sarà riattivata lunedì 28 agosto. Ma a Melfi il futuro è roseo: ferie più corte. Intanto polemiche dall’ultima assemblea operaia tenuta nella fabbrica napoletana sul contratto.
Mentre Marchionne mostra a Renzi, direttamente a palazzo Chigi, i primi modelli Renegade, la Fiat di Melfi, impegnata nelle nuove produzioni Jeep Renegade e 500x e nella tradizionale Grande Punto, chiuderà soltanto per una ventina di giorni, dal 4 al 24 agosto, e guarda al futuro con fiducia, sia sul fronte produttivo che occupazionale. Ben diversa è invece l’aria che tira attorno all’impianto Gold Medal di Pomigliano, cioè da dove l’ad italocanadese ha fatto partire la sfida al contratto nazionale di lavoro creandone uno specifico per il gruppo. Ma il Giambattista Vico resterà fermo per ferie la bellezza di 34 giorni di fila, da oggi e fino al 27 agosto. I circa 2500 addetti alle produzioni Panda torneranno in fabbrica lunedì 28 agosto.
Qui resta nel frattempo intatta la problematica legata ai 1900 lavoratori in regime di contratto di solidarietà, immaginata solo per aree non manifatturiere. Lavoratori gran parte dei quali sono stati costretti finora a rientri col coltagocce: 3-4 giorni di lavoro al mese. Piccola schiarita invece per i 300 dipendenti del reparto logistico di Nola, che, dopo un lunghissimo periodo di cassa a zero ore, a partire da ottobre potranno ruotare attorno a 60 postazioni di lavoro disponibili. Dunque, ormai è più che chiaro a tutti: la sola produzione dell’utilitaria made in Pomigliano non potrà mai soddisfare l’intera domanda occupazionale dello stabilimento.
Nell’impianto partenopeo la cadenza produttiva è più o meno stabile ma non risulta al momento la prospettiva, improbabile, di un’impennata improvvisa degli ordini. A ogni modo le maestranze tengono duro. Ieri, ultimo giorno di lavoro nella fabbrica partenopea, i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del contratto specifico dell’auto hanno tenuto l’assemblea informativa sull’accordo per il rinnovo del contratto aziendale: 260 euro di aumento una tantum da erogare in questi giorni, anche per i cassintegrati in rotazione attraverso la solidarietà o per quelli non sottoposti a rotazione. “Abbiamo assicurato finora un aumento complessivo mensile di 320 euro al mese da quando la Fiom non ha firmato più i contratti, cioè dal 2008 “, ha dichiarato al termine dell’assemblea Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim.
Molto diverso il parere di Mario Di Costanzo, rsa della Fiom. ” L’uscita dal contratto nazionale ha dimostrato che con il contratto aziendale non sono giunti i benefici salariali, occupazionali e produttivi promessi “, ha sostanzialmente detto dal palco il delegato di stabilimento. A un certo punto però, il piccolo colpo di scena, quando un operaio iscritto alla Fiom ha preso la parola puntando l’indice contro lo stesso sindacato a cui è iscritto. ” Con l’accordo che avete stipulato insieme alla Fiat voi andrete a lavorare mentre noi che stiamo nell’elenco dei 140 resteremo in cassa integrazione “, l’accusa rivolta indirettamente ai metalmeccanici della Cgil profittando della presenza di Di Costanzo.
L’operaio deluso ha fatto riferimento alla recente conciliazione giudiziaria tra il sindacato di Landini e l’azienda, una sorta di transazione che ha dato la possibilità ai 19 operai iscritti alla Fiom, tra loro molte rsa, di ottenere dalla Fiat il si al rispetto della sentenza di reintegro nella catena di montaggio, dove cioè si lavora a tempo pieno. Rientro a tempo pieno che per i 19 è previsto a settembre. Ma la conciliazione non prevede l’ingresso nello stesso luogo di lavoro degli altri circa 120 lavoratori iscritti al sindacato di categoria della Cgil. Lavoratori che sono rimasti in regime di solidarietà ruotando a turno in cassa integrazione.
” La cosa che mi è più dispiaciuta – spiega intanto Di Costanzo – è che i sindacati firmatari non mi hanno dato la possibilità di replicare al nostro compagno dal palco dell’assemblea: non mi hanno fatto tornare e prendere la parola dal microfono per spiegare che la Fiom non ha abbandonato nessuno, che stiamo pianificando una vertenza puntata proprio al rientro di tutti i lavoratori del nostro sindacato, lavoratori che sono stati discriminati e che per questo non sono più rientrati in fabbrica”.







