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Fiat, la cassa integrazione e le divisioni nel sindacato paralizzano Pomigliano

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Iniziato il secondo blocco delle produzioni nuova Panda che durerà fino al 5 ottobre. Il comitato delle mogli dei cassintegrati si è riunito nello Slai Cobas. Annunciate mobilitazioni per venerdì mattina.

Il grande stabilimento della nuova Panda è chiuso da ieri. I 2150 dipendenti di Fabbrica Italia Pomigliano resteranno in cassa integrazione fino al 5 ottobre. Ma si profila un altro stop entro il prossimo mese. Sarebbe la terza paralisi quasi di fila, da agosto.

L’utilitaria made in Pomigliano resta impantanata nella palude della tremenda crisi di mercato. “Dobbiamo mobilitarci sotto un’unica bandiera, quella del lavoro ”, l’esortazione delle mogli dei cassintegrati durante la riunione organizzata in mattinata negli uffici dello Slai Cobas, il sindacato dell’anarchico Vittorio Granillo. Da queste parti serpeggia sempre più insistente la voglia di un confronto, di un chiarimento pubblico. Ma l’assemblea unitaria sulla faccenda Fiat, chiesta dalla Fiom ai sindacati del si a Marchionne è sempre e soltanto un’ipotesi concretizzabile “ se la Fiom condividerà con noi l’accordo del 15 luglio 2010 ”, scrivono in un fax le segreterie di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, in risposta a un altro fax di Andrea Amendola, segretario regionale dei metalmeccanici Cgil.

Amendola che poi risponde così, sempre su carta trasmessa: “L’oggetto dell’assemblea non è la condivisione dell’accordo da Voi sottoscritto ma è come affrontare la crisi dell’auto e con quali strumenti tutelare i lavoratori, sia di Fga che di Fip”. L’accantonamento del piano Fabbrica Italia da parte della Fiat sta facendo aumentare le già profondissime divisioni. Ormai a Napoli i sindacalisti firmatari dell’accordo Panda e i loro colleghi della Fiom comunicano solo via posta elettronica. “Se la Fiom non condivide l’accordo di Pomigliano non ci sono le condizioni, non c’è l’agibilità per fare un’assemblea”, conferma Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim. “Inoltre – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – i processi non servono a nessuno, soprattutto non servono ai lavoratori”.

Diametralmente opposto l’atteggiamento dello Slai Cobas, che non solo punta l’indice su quelli che chiama “i complici di Marchionne” ma che vuole passare a vie di fatto. “Tra quindici giorni denunceremo in procura il passaggio dell’Alfa Romeo dall’Iri alla Fiat: vogliamo che Torino restituisca l’Alfa allo Stato”, tuona Mara Malavenda durante l’assemblea delle mogli dei cassintegrati, quelli inattivi da tempo immemore e ancora sotto le insegne di Fiat Gb Vico, azienda che secondo i piani del Lingotto sarà dismessa tra dieci mesi. “Vorremmo che la bandiera della nostra mobilitazione fosse il lavoro – dice Maria Molinari, consorte di uno dei tanti operai in cig da mesi e mesi – siamo scese al fianco dei nostri mariti per dire basta: Marchionne ha già chiuso Termini Imerese, la prossima toccherà a noi. E poi loro sono bocconiani – ironizza Maria – ma noi siamo laureate in economia familiare”.

“Ci siamo mobilitate – aggiunge Anna Solimeno, intervenuta nella sua duplice veste di operaia cassintegrata e di moglie di un altro operaio in cassa integrazione – anche perché quando Marchionne chiuse temporaneamente la fabbrica, tre anni fa, per fare i corsi sulla nuova organizzazione, il Wcm, fece chiamare nello stabilimento le mogli dei lavoratori per convincere i mariti”. Le divisioni, però, ci sono. “Decideremo via sms le iniziative da prendere”, annuncia Vittorio Granillo. A un chilometro di distanza, davanti alla Fiat, sono riuniti gli attivisti della Fiom e della Confederazione-Cobas. “Venerdì daremo vita a una nuova mobilitazione, a Pomigliano”, anticipano i militanti del sindacato di Maurizio Landini. Che definire scettici è poco.

“Durante la riunione tra Marchionne e Monti è stato detto che bisogna concordare a livello europeo la soluzione della sovraccapacità degli stabilimenti e poi vedrete che pian piano usciranno tutte le cose”, il pessimismo di Franco Percuoco, ex rsu della Fiom di Pomigliano. “Ci vuole un consiglio straordinario pubblico dei sindaci che qui, in assemblea, sostennero il si a Marchionne: ora per l’oro si tratterà di sostenere il “forse” ”, l’amara ironia di Ciro D’Alessio, giovane militante dei metalmeccanici Cgil.

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