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Ieri gli operai cassintegrati della Fiat Pomigliano e Ergom Napoli si sono uniti e hanno bloccato gli svincoli che portano fabbrica. Intanto il verdetto sul rientro delle tute blu iscritte alla Fiom si fa attendere. FOTO

Il movimento dei cassintegrati Fiat cresce. Ieri centinaia di operai, guidati dalla Fiom e dalla Confederazione Cobas, hanno bloccato per due ore gli svincoli autostradali dello stabilimento automobilistico produttore della nuova Panda.

Da quasi quattro anni non si vedevano manifestazioni operaie del genere attorno alla grande fabbrica, cioè da quando le tute blu marciarono sull’autostrada Napoli-Roma per protestare contro i nuovi metodi gestionali applicati dall’azienda. In quell’occasione, era il 5 febbraio del 2009, scoppiarono violenti tafferugli con la polizia, che caricò i manifestanti a colpi di manganello. Scontri che si consumarono durante la chiusura temporanea delle attività dell’impianto automobilistico, voluta da Marchionne per creare un nuovo modello organizzativo propedeutico al piano Fabbrica Italia. Ora però il piano è stato accantonato a causa, tra le altre cose, di una crisi tremenda di mercato acuita da una carenza di nuovi investimenti.

I cassintegrati sono quindi in piena mobilitazione. Alle undici di ieri i picchetti sono piazzati davanti al varco principale, sul ponte che dà l’accesso al parcheggio della fabbrica. Ci sono anche gli operai in cassa integrazione della ex Ergom. “800 famiglie senza futuro”, la scritta rossa in campo bianco che campeggia sullo striscione degli addetti dello stabilimento di Poggioreale, ormai quasi inattivo. “Stamane – racconta Vincenzo Chianese, delegato della Ergom – i segretari dei sindacati firmatari non si sono presentati all’assemblea che abbiamo organizzato davanti alla nostra fabbrica, a Napoli”. L’altro ieri è saltato l’incontro col governo sulla vertenza Ergom per l’indisponibilità manifestata dalla Fiat.

“Questo vuol dire che non possono dare risposte sul nostro futuro, vuol dire che il nostro futuro è segnato”, il commento dei dipendenti in lotta. Alle 11 e 40 il picchetto davanti al varco principale si trasforma rapidamente in un corteo, che raggiunge lo svincolo dello scalo merci dell’impianto. Qui viene installato un secondo blocco. In poco tempo sul nastro d’asfalto che collega i comuni a nord di Napoli con Pomigliano si forma una fila lunghissima di auto e tir diretti allo scalo merci della Fiat. Nel picchetto c’è anche Oreste Scalzone, per il terzo giorno consecutivo sopraggiunto a Pomigliano nella sua veste di attivista politico. “La verità – spiega Scalzone agli operai presenti – è che già negli anni Settanta Romiti aveva deciso, a seguito delle lotte operaie, di ridimensionare le attività automobilistiche e di trasformare la Fiat in un gigante finanziario”.

Scalzone annuncia poi un’iniziativa itinerante. “Venerdì – anticipa – porteremo la tenda di Mirafiori, che abbiamo appena montato a Pomigliano, davanti all’Ilva di Taranto e poi davanti all’Alcoa, nel Sulcis”. Alle 12 e 30 viene rimosso il blocco sullo svincolo. I manifestanti si riuniscono di nuovo in assemblea sul ponte, all’altezza del varco principale d’accesso. Un’assemblea che però è anche un picchetto. Mario Di Costanzo, della Fiom, prende la parola dal megafono: “Dobbiamo creare un coordinamento delle aziende in crisi, dobbiamo chiedere la rotazione, i contratti di solidarietà, la riduzione dell’orario”.

“La proposta della Fiom ci dà ragione e forza”, aggiunge Mimmo Mignano, dei Cobas, operaio licenziato dalla Fiat. All’una e venti l’assemblea si scioglie. Ora le attenzioni sono puntate sulla corte d’Appello di Roma, che entro domani dovrà decidere sul ritorno in fabbrica degli operai iscritti alla Fiom.