La sentenza della corte di appello di Roma sembra aver rimesso in pista la sinistra politica e sindacale. Ma dall’altra parte nessuno vuole far rientrare nella fabbrica di Pomigliano i 145 operai iscritti alla Fiom.
Subito dopo la vittoria in secondo grado, che ha sancito il ritorno dei metalmeccanici della Cgil nel gruppo Fiat, l’azienda ha reso nota da Torino la posizione contraria all’applicazione della sentenza. E dai sindacati firmatari non giungono segnali di riavvicinamento alla Fiom.
Tutt’altro. Prima di tutto sarà però necessario fare i conti con due comunicati dell’azienda. Già: non uno ma ben due. Entrambi dello stesso tono ed entrambi contro la sentenza della corte d’appello di Roma che ha stabilito il ritorno nel gruppo Fiat della Fiom, dopo la cacciata dei metalmeccanici della Cgil scaturita dall’accordo separato di Pomigliano, nel giugno di due anni fa. Messaggi che l’azienda guidata da Marchionne ha voluto diramare al termine della conferenza stampa tenuta a Roma dal ringalluzzito Maurizio Landini (foto), capo di una Fiom ormai rafforzata dalla sentenza, immediatamente esecutiva, della magistratura del lavoro.
“Non possiamo che confermare i nostri commenti alla sentenza di primo grado”, si legge nel primo comunicato firmato dal gruppo Fiat. Il secondo, a firma della società Fabbrica Italia Pomigliano, spiega poi che “l’applicazione della sentenza causerebbe danni al contesto lavorativo dell’impianto napoletano”. Dinieghi e timori di danni. La Fiat ha già risposto. E subito. Con la solita chiarezza che dalla sponda opposta viene definita mera brutalità. Dunque, la sentenza, almeno per il momento, non sarà applicata. I sindacati firmatari, del resto, fanno eco alla posizione della Fiat. Non si sono voluti avvicinare di un passo alla Fiom. Basti considerare ciò che ha dichiarato Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm campana, a poche ore dall’emanazione del verdetto: “I tempi della sentenza ci consentiranno di evitare che altri siano penalizzati nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni complessive”.
Nessuna solidarietà alla Fiom, nessuno spiraglio per favorire il ritorno in fabbrica, subito, dei temuti metallurgici comunisti. Le distanze restano. Intanto Andrea Amendola, segretario regionale della Fiom, è esplicito sia sul significato della sentenza che sul futuro prossimo dei rapporti tra il più grande sindacato metalmeccanico italiano e la più grande azienda nazionale. “La sentenza – esordisce Amendola – dà ragione alla Fiom ma soprattutto a tutti quei lavoratori che avevano chiesto alla magistratura di eliminare la discriminazione solo per il fatto di essere iscritti a un sindacato diverso. Inoltre il verdetto impegna la Fiat a rispettare una serie di adempimenti e paradossalmente – la sottigliezza del responsabile campano della Fiom – ne potranno beneficiare tutti i sindacati italiani, quindi anche coloro che in questa fase hanno fatto di tutto, accanto all’azienda, per discriminarci”.
Restano gli interrogativi sulla prospettiva immediata. “La Fiat – risponde a tal proposito Amendola – deve accettare le regole democratiche di questo Paese e se non sarà così ci rivolgeremo al Presidente della Repubblica per far rispettare la legge dello Stato. Noi intanto – preannuncia il segretario campano della Fiom – nomineremo le nostre Rsa e continueremo nelle nostre iniziative perché c’è un problema ancora più grande, che riguarda migliaia di lavoratori in cassa integrazione: nessuno dovrà essere licenziato”. Ma quali sono state le reazioni a caldo del dopo sentenza da parte degli operai Fip, l’ormai nota Fabbrica Italia Pomigliano.
All’una e mezza di ieri, davanti ai cancelli dello stabilimento, un gruppo di tute blu della nuova Panda ha commentato così: “Noi siamo contenti perché più saremo in fabbrica meglio sarà. Però – il timore dei lavoratori – già stanno facendo girare la voce nello stabilimento che se riassumono quelli della Fiom saranno cosretti a mettere in cassa integrazione un numero equivalente di quelli che stanno lavorando. Per cui – l’appello degli operai Fiom – non vogliamo una guerra tra poveri e non vogliamo neppure che qualcuno si faccia la campagna elettorale sulla nostra pelle”. Resta il dato della vittoria a pieno titolo dell Fiom, i cui iscritti adesso sperano. Ecco l’intervista a uno di loro:
Stefano Birotti, 47 anni, moglie e due figli, è il primo della lista dei 19 operai Fiat iscritti alla Fiom che hanno firmato il ricorso contro il Lingotto, quello risultato vincente nel giudizio di primo grado, a giugno.
Birotti, lei è il primo nell’elenco dei lavoratori Fiat iscritti alla Fiom che secondo la magistratura sono stati discriminati dall’azienda…
“Sì, ma è solo una questione di ordine alfabetico, in Italia tutti abbiamo gli stessi diritti”.
Da quanto tempo si trova in cassa integrazione ?
“L’ultima volta che ho lavorato è stata il 22 giugno del 2010, il giorno del referendum sull’accordo separato. Da allora non sono più rientrato: se non ci fosse stata una palese discriminazione mi avrebbero richiamato”.
Qual è stato il suo primo pensiero dopo l’emanazione del verdetto della corte d’appello di Roma ?
“Che le nostre ragioni non erano bugie, che le nostre posizioni non erano affatto campate in aria, che era tutto vero”.
E se la Fiat decidesse di farvi restare fuori ?
“Io devo stare in fabbrica: Marchionne è tenuto ad attenersi alle leggi dello Stato”.
La Fiat ha già preannunciato che il vostro rientro non è assicurato a causa di problemi produttivi, di mercato, sa, la crisi…
“Ma quali problemi produttivi?!? Non ci sono scuse! Dovranno rispettare la magistratura: ci faremo accompagnare dai carabinieri in fabbrica”.
E’ vero che quando s’è diffusa la notizia della sentenza d’appello avete festeggiato stappando una bottiglia di spumante, nella sede della Fiom di Napoli ?
“Per la verità la bottiglia è stata stappata da un nostro collega della ex Ergom, fabbrica dell’indotto Fiat che a causa di scelte che la Fiom ha contrastato rischia di trascinare nel baratro del licenziamento quasi tutti i suoi mille dipendenti. Quella bottiglia di spumante è stata stappata davanti ai segretari dei sindacati firmatari del sì a Marchionne, in onore di tutti i lavoratori”.
(Fonte foto: Rete Internet)





