Oggi i cassintegrati intendono mettere in atto nuove azioni clamorose. Due gli obiettivi: la paralisi totale della grande fabbrica e i blocchi sulle strade principali della zona. Intanto la Fiom tenta di organizzare un’assemblea unitaria.
L’obiettivo principale di oggi è il blocco della fabbrica, è di piazzare picchetti davanti ai varchi principali del grande stabilimento automobilistico. I cassintegrati Fiat hanno studiato il nuovo piano di mobilitazione per tutta la giornata di ieri. Non hanno digerito le indiscrezioni sulle proposte di Marchionne fatte trapelare attraverso tutta la stampa nazionale.
“Va a finire che dovremo dare i nostri soldi a una famiglia bisognosa, la famiglia Agnelli, e che dovremo continuare a fare i bravi soldatini a loro completa disposizione per sempre, o meglio, fino a quando non perdiamo il posto di lavoro”, l’amara ironia che sta caratterizzando i commenti delle tute blu in cig da molti mesi. Per cui oggi, cioè alla vigilia del vertice a palazzo Chigi tra il presidente del consiglio, Mario Monti, e l’amministratore delegato del Lingotto, questi operai, molti dei quali sono inattivi da tre anni di fila, hanno due intenzioni: bloccare la fabbrica e le arterie principali dell’hinterland napoletano.
Probabilmente la protesta punterà esclusivamente sullo stabilimento in cui attualmente lavorano 2150 addetti alle dipendenze della nuova società Fip “Fabbrica Italia Pomigliano” e circa altri 900 dipendenti della vecchia azienda, la “Fiat Giambattista Vico”, in regime di cassa integrazione per cessazione di attività. Vale che a dire che una parte di questi 900 lavora a singhiozzo mentre 1500 colleghi, sempre di FGA, languono nel limbo della cassa chi da un anno di fila, chi da due, chi anche da oltre tre anni. Per loro l’ammortizzatore sociale scadrà entro il 13 luglio del 2013 mentre la cessazione definitiva delle attività di FGA dovrebbe essere contestuale. Ma il condizionale è d’obbligo visto che corre voce che la Fiat chiederà al governo una deroga.
Ci sono poi i 700 cassintegrati dell’indotto ex Ergom e i 300 del polo logistico di Nola, in cassa integrazione straordinaria e al momento del tutto privi di prospettive. Come del resto le tante migliaia di cassintegrati dell’indotto automobilistico che stando alle dipendenze di piccole quanto sconosciute aziende sono trattati alla stessa stregua dell’uomo invisibile. Di questo e di altro ancora la Fiom vuole discutere in un’assemblea pubblica con tutti i lavoratori. Un’assemblea ovviamente unitaria, cioè organizzata insieme ai sindacati che nel 2010 dissero di si a Marchionne e all’ormai “superato” piano Fabbrica Italia. Sarebbe un evento di quelli da ricordare perché l’ultima assemblea unitaria a Pomigliano risale al 2009. Ma gli scogli da superare sono molti.
“Premetto che da dieci giorni sto tentando di organizzare l’assemblea – racconta Giuseppe Terracciano, segretario generala della Fim-Cisl – però sarà importante anche sapere con quale atteggiamento la Fiom intende parteciparvi”. Incombe la paura che l’evento degeneri in una furibonda rissa, con gli operai che temono di perdere il posto da un lato e i dirigenti del sindacato del si dall’altro. “ Non temo i fischi, che ritengo legittimi a causa della crisi imperante – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – ma è assolutamente necessario, per tutti, che non si crei un clima violento ”. “Se chiediamo di fare l’assemblea unitaria – chiarisce intanto Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – non è per aprire un conflitto con le altre organizzazioni sindacali ma piuttosto per avere un confronto con tutti i lavoratori e decidere insieme a loro le iniziative necessarie rispetto alla brutta situazione che si è venuta a determinare in Fiat ”.
Ci si chiede intanto come mai la mobilitazione operaia sia scattata solo a Pomigliano e non anche in tutti gli altri comparti italiani del gruppo Fiat. “Perché – spiega Mascoli – negli altri stabilimenti c’è il ricatto interno mentre a Pomigliano c’è questa incredibile dicotomia tra la presenza contemporanea di due società nello stesso impianto, la newco Fabbrica Italia e la FGA ”. Ma le distanze restano, enormi. Gli attivisti della Fiom sostengono che Marchionne, nonostante il suo fallimento italiano, industriale e occupazionale , non voglia cedere minimamente sul fronte delle modiche al contratto e al più complessivo rapporto di lavoro apportate attraverso il piano Fabbrica Italia: “Chiederà a Monti di avere ancora carta bianca sui diritti e su tutto il resto”.
Cruciale a questo punto è la decisione della corte d’appello di Roma sul rientro nello stabilimento di 145 operai iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil. L’appuntamento in tribunale è fissato al 9 ottobre prossimo.
(Fonte foto: Rete Internet)

