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giovedì, Dicembre 2, 2021

Fiat. Il Tribunale dice no a Marchionne e rafforza la Fiom

Respinta la richiesta del Lingotto di sospendere la sentenza che stabilisce il ritorno in fabbrica di 145 operai iscritti alla Fiom. Amendola (Cgil): “Se la Fiat non rispetta le regole chiameremo i carabinieri”.

La corte d’appello di Roma ha respinto la richiesta di sospensiva inoltrata dalla Fiat contro la sentenza del tribunale del lavoro capitolino emanata lo scorso 21 giugno, sentenza che stabilisce l’assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano di 145 operai iscritti alla Fiom ma rimasti in cassa integrazione. L’appello deciderà sul merito della questione successivamente. Per il prossimo 9 ottobre è stata fissata la prima udienza. Ne hanno dato notizia, ieri, gli stessi dirigenti della Fiom, il segretario generale Maurizio Landini (foto) e il responsabile nazionale dell’auto per i metalmeccanici della Cgil, Giorgio Airaudo.

“Il no alla richiesta di sospensiva è il segnale che avevamo ragione – ha dichiarato Airaudo – chiederemo che la sentenza di giugno venga eseguita immediatamente”. Sarebbe un colpo troppo duro per l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, l’ingresso degli iscritti Fiom nella fabbrica della nuova Panda, cioè nel nuovo stabilimento che ha determinato la fuoriuscita della Fiat dalla Confindustria, la cacciata della Fiom da tutto il gruppo automobilistico e la contestuale creazione del contratto dell’auto, cioè di un contratto di lavoro per la prima volta separato dalla contrattazione nazionale e, quindi, dal contratto dei metalmeccanici. Intanto negli ambienti industriali vicini alla Fiat i commenti puntano sulla tesi che “la decisione della corte d’appello non avrebbe fatto vincere nessuno”, che “stavolta la sfida tra Marchionne e la Fiom sarebbe finita con un pari”.

“In effetti il giudice d’appello – viene fatto notare – ha detto che la richiesta di sospensiva è inammissibile perché non c’è un’ingiunzione della Fiom finalizzata a far eseguire la sentenza di reintegro per cui, non appena quest’ingiunzione ci sarà, l’azienda potrà opporsi”. C’è tensione sul fronte aziendale. “É una sentenza strana quella emanata a giugno dal tribunale di Roma – si aggiunge dall’area pro Lingotto – in quanto determina una discriminazione di fatto tra i vari sindacati. Perché si devono reintegrare solo gli operai iscritti alla Fiom? E quelli iscritti agli altri sindacati che devono fare?”. Non è stato dello stesso avviso il giudice del lavoro di Roma, che a giugno ha accolto la tesi dei metalmeccanici della Cgil secondo cui sarebbe stata operata una vera e propria discriminazione sindacale nei riguardi degli iscritti di Pomigliano rimasti in cassa integrazione.

Sono soltanto 145 gli operai dello stabilimento partenopeo che non hanno voluto mollare scegliendo di rimanere tra le fila dei metalmeccanici della Cgil. Prima che Marchionne desse il via all’estromissione del sindacato di Landini i dipendenti di Pomigliano iscritti alla Federazione degli impiegati e degli operai metallurgici erano oltre 800. Quindi l’emorragia “improvvisa” di militanti e simpatizzanti. Una perdita che Landini e i suoi attribuiscono alla paura dei dipendenti di non essere più richiamati al lavoro dalla cassa integrazione a causa delle loro idee. Nel frattempo la Fiom insiste. A luglio ha fatto riunire, proprio a Pomigliano, i suoi iscritti rimasti in cig: hanno tutti firmato il ricorso collettivo finalizzato a far rendere esecutiva la sentenza con un provvedimento che sarà richiesto la prossima settimana al tribunale di Nola.

Sarà dunque la sezione lavoro del presidio giudiziario nolano a prendere tra le mani una patata che a questo punto sarebbe riduttivo definire bollente. Comunque l’impressione è che il quadro dei rapporti politico-sindacali si stia ulteriormente complicando.

“Una batosta per la Fiat e una manna per gli operai di Pomigliano che sono iscritti alla Fiom o che sono semplici simpatizzanti della sinistra sindacale”: nel polo industriale napoletano in crisi è stata interpetrata così la sentenza emanata dalla Corte d’appello di Roma. Sensazioni riassunte da Stefano Birotti, 47 anni, moglie e due figli, operaio della catena di montaggio, in cassa integrazione a zero ore dal maggio del 2010: “Speriamo che questa sia la volta buona e che a settembre anche noi iscritti alla Fiom avremo la possibilità di rientrare al lavoro esattamente com’è accaduto ai nostri colleghi iscritti agli altri sindacati. Ci auspichiamo che venga rispettata l’ennesima sentenza che condanna la discriminazione nei nostri confronti. Marchionne è il primo a dire che bisogna rispettare le regole per cui è proprio giunto il momento di passare dalle enunciazioni ai fatti ”.

E Andrea Amendola, segretario generale della Fiom di Napoli e della Campania, aggiunge: “Le firme dei lavoratori le abbiamo raccolte: subito dopo Ferragosto, cioè la prossima settimana, faremo in modo che la sentenza sia eseguita. A quel punto sarà tecnicamente impossibile che l’azienda possa opporsi in sede giuridica: faremo accompagnare i nostri iscritti in fabbrica dai carabinieri, se necessario. In realtà la Fiat si oppone al ritorno dei lavoratori iscritti alla Fiom perché non ritiene di operare in un Paese democratico, dove le sentenze del tribunale devono essere rispettate e quindi eseguite. A questo proposito abbiamo intenzione di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”.

Di parere diverso è invece Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim-Cisl di Napoli e della Campania: “Non mi esprimo sulle sentenze della magistratura ma sono preoccupato perché il continuo ricorso ai tribunali genera due grossi problemi: il primo è che viene abolito il ruolo del sindacato, perchè la magistratura si sostituisce ad esso, e il secondo è che c’è il rischio che i lavoratori debbano continuamente rivolgersi ai giudici per difendere il loro posto. È ora che la Fiom abbandoni i tribunali e che torni a sedersi al tavolo della concertazione a firmare i contratti ”. “La via giudiziaria non è la strada maestra del sindacato”, conclude Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania.
(Foto: Pino Neri)

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