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Euromercato e licenziamenti di Natale: noi cinquantenni da rottamare

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Padri e madri di famiglia tra le lacrime: licenziati in blocco. Le testimonianze di Mimma Primo e Francesco Castaldo.

La notizia dei licenziamenti di Natale ha travolto 155 famiglie. Tra loro c’è Mimma Primo, 51 anni, sposata, una figlia, per 27 anni al lavoro nell’ex Carrefour. Ieri anche il marito di Mimma ha ricevuto la lettera di licenziamento: pure lui era dipendente dell’ipermercato. Una doppia batosta, dunque.

E non solo per Mimma e per suo marito. Sono infatti una quindicina le coppie che si sono formate nello storico Euromercato, mariti e mogli che hanno subito una mazzata indimenticabile, senza prospettive di pensionamento: intere famiglie spazzate via dalla crisi e da cattive gestioni imprenditoriali. “Ieri all’Ormel è stato davvero un momento terribile – racconta Mimma – soprattutto quando ho visto tutti i miei colleghi mettersi in fila nell’ufficio del Lavoro per ritirare la lettera di licenziamento. Alcuni di loro erano in lacrime: una cosa tremenda, in particolare alla nostra età. A 51 anni essere proiettati fuori del mondo del lavoro e un’amarissima realtà, che diventa più amara quando si è stati costretti ad aver lavorato con una multinazionale che ancora oggi opera in tutta Italia facendo registrare conti economici in attivo e facendo addirittura nuove aperture, anche nella regione Campania”.

Mimma promette battaglia. “Siamo pronti a ripartire già da oggi – preannuncia – per far si che ci sia su questa vertenza attenzione e un impegno serio di Regione e Comune di Casoria: ci auguriamo che l’anno che verrà sia l’anno della grande svolta, della rinascita, di un nuovo investimento, stavolta credibile e fattibile”. Francesco Castaldo, 57 anni, è stato uno dei primi dipendenti assunti nel 1978 dall’Euromercato. “Mi sento annullato come uomo – il suo sconforto – ora dobbiamo correre dietro una burocrazia assurda: non vogliamo vivere di ammortizzatori sociali nè ci dobbiamo abituare ad essi. Siamo ancora nel pieno delle forze e noi e tutte le nostre famiglie abbiamo solo bisogno di dignità e, quindi, di lavorare. Non c’è alternativa alla lotta”.

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