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A poca distanza dagli scavi che le forze dell’ordine stanno portando avanti a monte di Via della Barcaiola esiste, poco distante, un sito dimenticato, quello dell’antica villa rustica romana, sepolta da spazzatura e indifferenza.

Gli ultimi rinvenimenti di Cava Montone a Ercolano hanno messo in risalto la questione di un territorio devastato più che mai, usato per accogliere gli scarti di un’industria tanto selvaggia quanto illegale. Il tutto custodito dall’oblio e dall’omertà di un popolo artefice dei suoi propri splendori ma al tempo stesso anche dei suoi dolori.

Il velo di torpore che per anni ha coperto San Vito e le Lave Novelle, con tutti i suoi crateri di munnezza, così descritti da Gianluca, un amico prematuramente scomparso, ha fino ad oggi celato, non solo le discariche abusive ma anche le tracce più nobili della nostra storia. La villa rustica romana di Cava Montone è stata prima messa in luce dalle attività di cavazione e poi seppellita da ignoranza e rifiuti d’ogni genere.

Secondo gli scavi effettuati nel 1983 dall’archeologo Umberto Pappalardo dell’Università di Perugia, quella di Cava Montone doveva essere una villa rustica, ovvero un luogo di produzione agricola, a testimonianza della vocazione millenaria di questi luoghi di fertile terra. Non è da escludere, come per altri siti vesuviani, che la residenza avesse acquisito col tempo maggiore importanza fino a quando l’eruzione del 79 d.C. prima e quella del 1872 poi non la seppellissero definitivamente.

L’età della villa è inquadrata nella seconda metà del I sec. a.C. e la strombatura delle feritoie degli ambienti a sud, indicherebbe la destinazione a magazzino di quei locali inoltre, il ricordo di alcuni contadini di antichi rinvenimenti, di grossi recipienti di terracotta, i famosi dolia e di una grande mola da macina, rafforzarono l’idea della villa rustica, ben più estesa dei miseri resti ormai poco visibili perchè ricoperti dai rifiuti e dalla folta vegetazione e ai lati degli ormai ben più famosi scavi dei rifiuti tossici, presso l’antico orfanotrofio francescano.

Abbiamo ricevuto in dono un paradiso e lo abbiamo trasformato in inferno, al di là della facile e drammatica immagine non riusciamo a trovare altra metafora che questa, per l’alto valore culturale e ambientale sperperato, direttamente o con accondiscendenza, da chi poteva solo coglierne i frutti.

 CARRELLATA FOTOGRAFICA 1

 CARRELLATA FOTOGRAFICA 2

 CARRELLATA FOTOGRAFICA 3