Eduardo De Filippo torna a casa

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Il figlio Luca dona l’archivio di Eduardo alla Biblioteca Nazionale di Napoli: copioni, manoscritti, preziosissimi documenti.

Il privilegio di trovarsi a casa dappertutto appartiene solo ai re, eppure talora un uomo percorre il mondo intero, in cerca di ciò che gli serve, e alla fine torna a casa per trovarlo. Degli innumerevoli tratti che da anni hanno delineato la border line che fa da punto di contatto tra tutte le Napoli possibili, i fili di tutte le visioni hanno un unico archetipo che fa da denominatore: la casa.

Quella dove da sempre è inutile chiedersi dove sia l’autentico e dove il falso, chi è normale e chi è pazzo: tra gente sana che sembra folle, e normali che non lo sono, forse l’unica certezza è quella di non dover inzuccherare alcuna espressione o moto dell’animo, perchè quanto a lirica abbiamo già dato. Eduardo De Filippo lo ha sempre saputo. Da pochi giorni un pezzo di Napoli torna ai napoletani: copioni, carte di una vita passata sul legno scricchiolante dei palcoscenici sono stati donati dal figlio Luca alla Biblioteca nazionale, e presto saranno fruibili a tutti, forse già da settembre. Centinaia tra preziosissimi documenti, copioni manoscritti (molti di Scarpetta) foto e ricevute e locandine che permettono di poter studiare in maniera approfondita la storia e il teatro di Eduardo.

I documenti, appena fatto l’inventario, saranno consultabili. Di lui più di tutto Napoli ha amato quello di cui oggi più ha bisogno: un linguaggio efficace, realista, e senza maschere. Ed oggi, quella capacità di mettere splendidamente in luce le tante domande non risposte, che ancora riposano all’ombra del Vesuvio, tornerebbe utile più che mai. La politica dell’indossare l’abito della festa, tanto basterà a quel taglio di luce sul golfo, la logica di bucare lo schermo e farcela, nonostante tutto: era proprio quello che Eduardo, tornando a casa, racchiudeva nei copioni de la Milionaria. Il suo tornare a casa oggi, dunque, non è affatto una divagazione dall’ordinaria invivibilità di lungaggini e separatismi, rosari di attese tradite e scommesse perdute: ma un diktat per un nuovo trend. In Eduardo Il sindaco del rione Sanità sapeva bene che la guerra non era finita e sulla città non splendeva luce piena: allora perchè oggi, a inoltrato 2013, ci ritroviamo a edulcorare tutto?

E ancora, nonostante la lista dei cahiers de dolèances, interessi privati e istituzioni che diventano aziende private, mogli o fidanzate che vanno al posto dei mariti o dei fidanzati, vengono comunque prima di ogni diritto a vivere. Della casa a quel punto non resta che una striscia di fiato in mezzo a due ali di città che premono esauste, ridotte agli angoli. Pezzi mutanti, segmenti ibridi di impasto grigio azzurro. Forse quello di Eduardo era un carattere dal retrogusto nero, ma è quanto oggi quelle colline che sono antichissimi crateri agognano: la forza di scavare nel lato pirandelliano della psicologia, un realismo napoletano da troppo tempo manchevole o reso privo di senso prospettico, fittizio e sostituito da slogan vuoti, surrogato di un’agenda annuale della metropoli.

E allora Eduardo torna a casa, di sicuro non aspettando di trovarla ancora così come l’aveva lasciata, con troppe immagini e parole e tanti fantasmi, nonostante qualcuno ancora immagina un ritorno in stile Charlie Chaplin nel film City Lights: qui le uniche luci accese sono quelle di un film cominciato con un vagheggiamento e continuato con un invece. Quella pellicola messa che consiste solo sempre nel ricordo e mai nel presente, e che oggi, porta Eduardo lì dove non aveva bisogno di essere dolce e pacato: a casa.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

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