Dopo la pausa estiva, riprendono i dialoghi tra amici impegnati nell”arte e nella cultura, lesti e arcigni a fare le pulci alle situazioni che salgono alla ribalta. Con classe. Di Giovanni Ariola
Il prof. Carlo racconta ai colleghi Eligio e Geremia con un tono tra il divertito e il preoccupato un episodio a cui ha assistito venendo in Istituto. Un suo vicino di casa, Girolamo, detto ‘o filosofo, per la sua abitudine di accompagnare anche la più semplice affermazione o l’evento più banale con una serie di argomentazioni e distinguo e precisazioni e varianti pignolescamente arzigogolate, aveva raccolto nel giardinetto attiguo alla sua abitazione una gran quantità di ritagli di giornali facendone un mucchio considerevole, quindi aveva dato fuoco.
– Quando gli ho chiesto – riferisce il prof. – perché non consegnare quella carta per il riciclaggio invece di bruciarla, mi ha guardato con occhi allucinati e poi ha mormorato “Bisogna bruciare, solo così si può sperare di distruggere il male…in questo rogo ci sono tutte le sciagure di quest’anno, naturali e umane, ci sono gli atti criminali, i volti e le malefatte dei delinquenti dei lestofanti dei corrotti, ci sono i terremoti, gli tsunami, le guerre, le stragi, i barconi di immigrati e le tempeste finanziarie…
Alcuni pezzi di giornale scampati alle fiamme – continua il prof. – mostravano uno il volto “rinascimentale” di Anders Behring Breivik, “il mostro”, “il carnefice” di Oslo, con il suo sorriso beffardo che nel richiamare un altro sorriso ben altrimenti famoso, quello della Gioconda, conferma chi avesse ancora dubbi della “banalità del male” di cui parla l’Harendt, la figura statuaria e tragicamente ridicola di Gheddafi, mentre un signore non ben riconoscibile a causa dell’opera sfigurante delle fiamme gli bacia la mano, un terzo una foto fascinosa dell’occhio di Irene, l’uragano della East Coast vorticante come una galassia su una New York oscurata e sgomenta.
L’ho lasciato ormai soliloquiante e farneticante con gli occhi fissi nel vuoto.
– Le menti più deboli – osserva il prof. Eligio – non ce la fanno a sopportare il ritmo martellante e ossessionante degli eventi negativi, anche perché spesso questi sono eccessivamente enfatizzati dalla stampa ….
– In vario modo – soggiunge il collega Geremia – reagiscono e talvolta miseramente soccombono…
– Proprio così, si vive in apnea – riprende il prof. Carlo – ma a maggior ragione le menti più forti devono impegnarsi a individuare una rete di protezione che scongiuri possibili e probabili crolli, una linea di equilibrio che unisca tutti i punti dello spartiacque tra positivo e negativo e fermi i processi degenerativi prima che sia troppo tardi…
– Riscoprire la via aurea – soggiunge il prof. Eligio – degli antichi, fatta di sapientia (= scienza e saggezza), prudentia (=capacità di prevedere il futuro e competenza) et virtus (= capacità di agire con coraggio e decisione)…
– Il guaio è – ribatte il collega Geremia – che siamo diventati tutti giocatori di scacchi che hanno la volontà di giocare ma non trovano la scacchiera dove posizionare i loro scacchi…Così ci limitiamo ad indignarci e non riusciamo a dare il necessario seguito a questo pur nobile stato d’animo, a passare all’azione…
– È vero – concorda il prof. Carlo – e per ora rimangono inascoltate le sollecitazioni che ci vengono da persone che dell’impegno hanno fatto la ragione della loro vita. Mi riferisco in particolare a Stéphane Hessel e a Pietro Ingrao, due grandi vecchi che hanno fatto sentire la loro voce, ancora forte e giovanile, e hanno incitato appunto all’impegno e alla partecipazione attiva e fattiva…(Stephane Hessel, “Impegnatevi”, Salani Editore, Milano, 2011; Pietro Ingrao, “Indignarsi non basta”, Aliberti Editore, Roma, 2011).
Proprio per non starsene con le mani in mano, a guardare dalla riva lo scorrere della corrente, ho intenzione di proporre al Consiglio Direttivo di stilare due documenti ufficiali, uno di protesta contro la manovra finanziaria del ministro Tremonti, anche se non si sa ancora come verrà fuori dal balletto del metti e togli nel quale è trascinata in questi giorni ancor prima di giungere in Parlamento per l’approvazione definitiva, ma che per ora contempla tra l’altro il taglio degli Enti culturali che abbiano meno di settanta dipendenti, e un altro documento in cui si dichiara la solidarietà del nostro Istituto all’Accademia della Crusca che è uno degli Enti a rischio di taglio.
– Sono pienamente d’accordo – dichiara il prof Eligio – È doveroso aggiungere la nostra protesta a quella di numerose personalità della cultura nazionale in difesa di un Ente prestigioso che da più di quattrocento anni rappresenta l’unità linguistica nazionale e opera per la sua conservazione…
– Ho letto – soggiunge il prof Geremia – che proprio l’Accademia della Crusca ha svolto negli ultimi anni, insieme ad altre Istituzioni europee, un’intensa opera di sostegno e di difesa dell’identità delle lingue nazionali che ha portato alla fondazione nel 2003 a Stoccolma della Federazione europea delle Istituzioni nazionali per la Lingua (in acronimo inglese EFNIL), che ha fissato il principio che ogni cittadino europeo debba essere in possesso di un plurilinguismo, comprensivo della conoscenza della lingua primaria e di almeno altre due lingue estere. Questo anche per arginare il dilagante ricorso di tipo “mercantilistico” al globish (global english)…
– Mai – continua il prof. Carlo – come in questo momento storico, con questa crisi economico-finanziaria in atto, in questa palude di negatività (palus putredinis per dirla con il poeta Sanguineti) in cui siamo invischiati e nella quale rischiamo di affogare, la nostra lingua deve essere difesa in quanto si trova in una condizione di sofferenza, sottoposta com’è ad una vera e propria aggressione, quasi ad un’invasione continua di termini stranieri e in particolare inglesi che potrebbe accentuare un fenomeno, d’altronde già in atto, di babelicizzazione della nostra società, nazionale e internazionale…ossia di alienazione comunicativa per cui la comunicazione reale diventa sempre più difficile, se non impossibile. Mi rendo conto come ho più volte esplicitamente dichiarato che questo processo di cambiamento delle lingue è inarrestabile ma almeno lo si può incanalare e soprattutto regolare.
Ad esempio chiunque scriva in italiano ed usi parole straniere abbia cura di aggiungere in parentesi o in calce allo scritto un adeguato glossario con la traduzione dei barbarismi nella lingua nazionale. Bene ha fatto “la Repubblica” a pubblicare una manciata di “parole della Grande Crisi” (Giovedì, 11 Agosto 2011), affidando ad esperti del settore il compito di spiegarne il complesso significato… Ho qui il ritaglio del giornale…
Sentite come Andrea Greco spiega il termine che i TG ci hanno ammannito deliziosamente l’intera estate, SPREAD: “Viene dal sostantivo inglese ‘apertura’, ‘scarto’. È il differenziale di rendimento tra un’obbligazione e un’altra, solitamente meno rischiosa e perciò detta ‘benchmark’, ‘di riferimento’. …Indica lo scarto tra il Bund tedesco – l’emissione più solida d’Europa – e i titoli di stato di paesi con maggiori probabilità di insolvenza… Lo spread determina gli interessi che si pagheranno sul debito pubblico, e indica il rischio percepito di chi emette l’obbligazione (se è un titolo di Stato si parla di rischio-paese)…”
Arturo Zampaglione si occupa invece di un termine di quelli che solo a sentirlo pronunziare fa tremare le vene e i polsi: DEFAULT “Vuol dire insolvenza, incapacità di rispettare gli obblighi contrattuali e di ripagare i debiti…”
Ma la parola più significativa tra le parole della crisi è SPECULAZIONE, insomma un termine italianissimo, che centra il punto critico di tutta questa tragica e sporca faccenda della crisi. “Sfruttare una situazione – spiega Maurizio Ricci – per guadagnare, vendendo o acquistando titoli o beni. Chiunque operi in borsa, specula. Al rialzo, se compra un titolo e lo tiene nel cassetto, sperando che il prezzo salga. Al ribasso, se vende un titolo senza possederlo e lo compra, ad un prezzo più basso, al momento dell’effettiva consegna. Se non comportano informazioni ottenute illecitamente, queste operazioni sono legali e il giudizio è solo morale….”
– Già – osserva amaro il prof. Eligio – il giudizio è solo morale…
– È vergognoso – quasi grida il prof. Geremia – che si operi così spudoratamente e impunemente a danno di altre persone…
– Proprio così! – concorda il prof. Carlo – E se non si procede a cambiare questa ed altre regole inique e immorali, ci si devono aspettare nuove e più devastanti tempeste.
(Fonte foto: Rete Internet)






