La riflessione di oggi si riferisce al passaggio dalla sigla ICHD, International Classification Inpairmentes Disabililities and Handicapp, all’accezione ICF, che opera un passaggio dalla misurazione della disabilità all’attenzione sulla funzionalità.
Nel 1980, l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicò la classificazione internazionale delle disabilità e dell’handicap, ICHD in riferimento ai seguenti concetti chiave: la “menomazione” intesa come perdita e/o mancanza di una struttura, la “disabilità” intesa come limitazione o perdita di capacità di svolgere quelle attività considerate normali per un essere umano, ed infine “l’handicap” come condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o disabilità che impedisce o limita il soggetto in relazione alla propria età, sesso e fattori socio-culturali.
É chiaro quindi che la misurazione che viene fatta è in riferimento a quanto “non ho”, a quanto “mi manca”, in contrapposizione all’operazione inversa svolta nel 2002 con il nuovo documento che opera un significativo passaggio dallo stato di malattia, alla misurazione della “salute” cioè di “ciò che ho” e di “ciò che so e posso fare”: un passaggio, quindi, dalla “malattia” alla “salute”. Vengono infatti prese in considerazione le funzioni corporee, le attività, e la partecipazione del soggetto come possibilità che egli stesso può avere nel coinvolgimento alla situazione di vita nel suo ambiente di relazione e delle prestazioni che egli stesso può offrire.
Decade così il concetto di handicap a vantaggio del termine “disabilità” che pur valutando la restrizione di attività e la limitazione alla partecipazione fa riferimento ad una classificazione “positiva” che parte dal funzionamento per misurare quanto ciascuno se ne discosti.
L’ologramma della salute che ne deriva costituisce un’autentica rivoluzione sia dal punto di vista dell’approccio integrato sia dal punto di vista programmatico della problematizzazione del processo di insegnamento/apprendimento. In particolare nella scuola la Classificazione Internazionale del funzionamento della Disabilità ICF, ci invita a partire dalla comprensione del funzionamento.
L’innovazione è ancor più interessante se la osserviamo ad ampio raggio e non ci limitiamo ad applicarla nell’ambito delle disabilità e limitatamente alla scuola, ma la ampliamo all’ambito dei BES, dei bisogni educativi speciali di cui tanti soggetti deboli sono portatori.
Tale riflessione ci consente infatti di progettare la realizzazione di competenze scolastiche e/o lavorative anteponendo l’attività e la partecipazione al disturbo, la capacità e l’abilità posseduta alla limite o alla malattia. Ianes con i suoi studi e le sue riflessioni ci aiuta a sostenere scientificamente quanto esposto con la sua analisi delle funzioni corporee, per poi passare alle attività personali e successivamente alla partecipazione sociale e ai fattori contestuali, ambientali, personali, secondo una scansione dettagliata e precisa che analizzi ogni ambito.



