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Destini che si incrociano. Sergio Mattarella è Presidente e Berlusconi si fa affondare

Come in tutti i patti del potere anche nel patto del Nazareno un socio “uccide” l’altro. Il sig. Berlusconi perde perchè, come Annibale a Zama, ripete tattiche che nel passato si erano rivelate vincenti. E perchè ha scelto come ago della bilancia Alfano.

La biografia di Sergio Mattarella è una rappresentazione realistica e drammatica della storia italiana. Egli interpreta i valori magnifici della “sicilianità”: il culto della sapienza giuridica, la passione per la filosofia greca, la riservatezza, “la schiena diritta” che il 26 luglio 1990 lo indusse a dimettersi da ministro della Pubblica Istruzione perchè Andreotti aveva posto la fiducia sulla legge Mammì, la legge che “sanava” l’impero televisivo del Cavaliere e apriva, di fatto, la Seconda Repubblica.

A Sergio Mattarella l’altra “sicilianità”, quella della mafia, aveva ucciso, il 6 gennaio 1980, il fratello Piersanti, che era Presidente della Regione Sicilia, e che si accingeva a far luce sull’intreccio perverso tra gli affari dei mafiosi e quelli di certi politici siciliani. La mafia cercò di “uccidere” anche l’immagine di Piersanti: “sulla sua memoria :le affermazioni del pentito Siino hanno addensato l’ombra di compromettenti rapporti con dei boss del calibro di Stefano Bontate e Natale Buccellato” (G.C. Marino, Storia della Mafia, Newton Compton, p. 290). I magistrati palermitani e il mondo politico bollarono come calunnia le dichiarazioni del pentito.

Sulla candidatura di Sergio Mattarella Matteo Renzi ha chiamato il PD a dar prova di compattezza e di lealtà e ha fatto a pezzi i verbali pubblici e i codicilli segreti, se ce n’erano, del patto del Nazareno stipulato con il sig. Berlusconi. E’ stata una bella mossa, è stato un azzardo, ma fino a un certo punto. Il sig. Berlusconi ha perso quando si è incontrato con l’on. Alfano: credeva di metter paura a Renzi e al PD. E invece proprio lui ha fatto dell’on. Alfano l’ago della bilancia: lui che avrebbe dovuto saperlo, per diretta esperienza, da cosa sarebbe stato mosso quell’ago.

Renzi lo sapeva , che Alfano e i suoi si sarebbero irritati per il metodo, avrebbero fatto la faccia brutta, soprattutto nei salotti televisivi – ” ‘o sfogo ‘e legge” – ma poi avrebbero votato Sergio Mattarella, “a capezza ‘nterra”: ovviamente, per il bene dell’Italia, che non si può permettere in questo momento di restare senza governo e di andare alle elezioni. Solo intelletti bacati possono sospettare che l’on. Alfano e i suoi abbiano votato Mattarella per salvar le poltrone. E poi Sergio Mattarella è siciliano: come fa l’on. Alfano, siciliano, a non votare un siciliano? E infatti ha votato e alla fine ha applaudito, entusiasta: mentre osservavo l’entusiastico applauso dell’on. Angelino Alfano inquadrato dalle telecamere, mi dicevo, ancora una volta, che la Sicilia è una Madre misteriosa, imperscrutabile.

Il sig. Berlusconi ha perso quando, usando schemi che avevano funzionato ai tempi di Bersani, ha riservatamente svelato a Renzi che D’Alema gli aveva riservatamente telefonato per dichiararsi disponibile a votare Amato. Renzi ha immediatamente fiutato la trappola: si è visto nei panni di Romano Prodi, che nelle elezioni presidenziali del 2013 venne pugnalato da 101 parlamentari del PD, ispirati, secondo Stefano Fassina, proprio da Matteo Renzi. Che, dunque, memore del principio “chi di spada ferisce, di spada perisce” ha deciso di difendere prima di tutto la sedia di segretario del PD, indicando al partito un nome solo – uno solo, dalla prima all’ultima votazione -, un nome su cui nessuno poteva sgarrare.

Dai tempi di Cesare e di Pompeo l’ultimo atto dei patti di potere è sempre lo stesso: c’è sempre un socio che elimina l’altro o gli altri. Persuaso che la sinistra, come al solito, si sfarinasse, e che il PD, come al solito, si suicidasse, il sig. Berlusconi non ha cambiato tattica: e ha perso, come perse Annibale a Zama, dove fece le stesse cose che aveva fatto a Canne. Uno dei più grandi teorici dell’arte della guerra, Sun Tzu, dice che la guerra si “basa sull’inganno” e che bisogna “creare disordine nel campo nemico, e sfruttare questo disordine”: ma dice anche che questi stratagemmi conducono alla vittoria ” a patto che non siano divulgati in anticipo.”.

Un grande fiorentino, Francesco Guicciardini, scrisse che a chi tiene in grande conto “l’onore” riesce ogni cosa, perchè non si preoccupa di “fatiche, pericoli e danari”, pur di difendere il suo onore. Cosa farà il sig. Berlusconi da domani? Metterà in cima alla scala dei valori i “danari” e dunque accetterà la sconfitta e cercherà una via di uscita dal “sacco” in cui si è infilato, o, per smacchiare il suo onore di politico offeso dal tradimento di Renzi, dichiarerà una guerra “risolutiva” e combatterà senza esclusione di colpi?

Per ora, Renzi si gode la vittoria e i complimenti della signora Santanchè, che lo ha bollato come un “quaquaraquà”. Date le circostanze, mi pare che essere chiamati “quaquaraquà” dalla signora sia un complimento. Certe sconfitte bruciano, e il bruciore si avverte soprattutto in quelle parti lì:

(Foto: Vincenzo Camuccini, I congiurati uccidono Cesare, 1798)

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