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Ammonterebbero a quasi 400mila euro le cessioni del quinto dello stipendio sottratte all’insaputa dei dipendenti per tappare i buchi nelle casse dell’azienda, fallita nel 2009.

Danaro sparito dagli stipendi, prelevato dai salari all’insaputa dei lavoratori, cifre da capogiro sottratte alla chetichella per far fronte a un crac ormai incombente. Dall’inchiesta sul fallimento della Pomigliano Ambiente, la società comunale di nettezza urbana annegata tra i debiti nel 2009, spunta un nuovo filone d’indagine, una vicenda davvero sconcertante: la sottrazione, da parte dell’azienda pubblica di nettezza urbana, del quinto dello stipendio dei lavoratori.

Una “ sparizione ” di parte dei salari consumata peraltro senza che gli stessi salariati ne sapessero nulla. La distrazione del danaro contenuto nelle buste paga dei dipendenti era stata disposta per tamponare i buchi nelle sforacchiate casse della Pomigliano Ambiente. Invece l’ “operazione” creò una vicenda davvero imbarazzante. I soldi indebitamente prelevati dall’azienda dovevano in realtà servire a pagare le finanziarie con le quali i dipendenti avevano contratto dei debiti scaturiti dall’acquisto di beni di consumo, come elettrodomestici, auto e quant’altro. Ma poiché le finanziarie, all’improvviso, non ricevettero più il danaro decisero di spedire ai lavoratori una raffica di avvisi di pignoramento.

“Siete debitori insolventi: dovete pagare, altrimenti vi blocchiamo gli stipendi”, l’ultimatum imposto dalle società di prestito. La reazione degli operai, in un primo momento rimasti increduli, fu immediata: sciopero con manifestazione sotto il municipio. Quindi, la denuncia in procura firmata da quattro dipendenti inviperiti. Il procuratore aggiunto di Nola, Maria Antonietta Troncone, ha quantificato la somma dei ratei distratti: 383mila euro nel biennio 2007-2008 (158mila nel 2007 e 225mila nel 2008). Non è finita. L’analisi della dottoressa Troncone è impietosa: mentre la società aveva già speso o si affrettava a spendere milioni di euro in operazioni del tutto estranee alla sua ragione sociale, cioè la raccolta della nettezza urbana, e proprio quando diventava sempre più difficile assicurare la regolare erogazione degli stipendi, la Pomigliano Ambiente ometteva il versamento all’Inps dei contributi previdenziali e assistenziali.

Il mancato trasferimento allo Stato delle ritenute, sempre secondo quanto calcolato dalla magistratura inquirente, ammonta a circa mezzo milione di euro, ancora nel biennio 2007-2008. Per questi, e molti altri motivi la procura ha spiccato alla fine di settembre 14 avvisi di garanzia all’indirizzo, tra gli altri, dell’ex sindaco di Pomigliano, Antonio Della Ratta, dell’ex segretario provinciale del Pds, Benito Visca, di un ex assessore del centrosinistra, sempre del comune di Pomigliano, Monica Andrè, e di cinque funzionari di alcune grandi banche nazionali. Il procuratore Troncone, li accusa di bancarotta fraudolenta e di una serie di altre gravi irregolarità nell’ambito del fallimento della Pomigliano Ambiente: un crac di oltre 16 milioni di euro.
(Fonte foto: Rete Internet)