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Come cambierà la geografia giudiziaria: i limiti di una riforma

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Lungaggini dei procedimenti, sia penali che civili, ed esiguità del personale in servizio presso gli uffici giudiziari sono solo la punta dell’iceberg di un ben più complesso disagio.

Quello dell’organizzazione ed efficienza della giustizia è un tema che, nel nostro paese, continua ad essere particolarmente caldo: lungaggini dei procedimenti, sia penali che civili, ed esiguità del personale in servizio presso gli uffici giudiziari sono solo la punta dell’iceberg di un ben più complesso disagio, che non riguarda i soliti addetti ai lavori ma, indistintamente, qualsiasi cittadino si trovi ad avanzare una domanda in termini di giustizia.
Con il decreto legislativo 155/2010, pubblicato in Gazzetta nel settembre 2012, si è voluto da un lato tagliare i costi enormi della giustizia, dall’altro mirare ad un accorpamento delle sedi distaccate per migliorare la produttività dei Tribunali: si è difatti previsto che, entro un anno dalla pubblicazione del decreto, vengano tagliate ben 21 sedi di Tribunali e Procure e 220 sezioni distaccate di Tribunale, con le inevitabili difficoltà logistiche ed organizzative che indubbiamente ne conseguiranno.

Nelle more della definitiva attuazione, e cioè fino al 13 settembre 2013, i procedimenti già fissati innanzi alle sedi distaccate continueranno, come è logico, ad essere trattati dai giudici già assegnati, mentre le udienze successive a tale data si celebreranno innanzi all’organismo giudiziario “accorpante”.
La linea del Governo si presenta già durissima: è rimasta, difatti, lettera morta la richiesta di proroga di sei mesi avanzata dagli organismi del Csm, e lo stesso destino è toccato all’altra richiesta avanzata in tal senso, ovvero di attribuire al ministro della giustizia una facoltà di anticipazione degli stessi atti normativi.
Di altro genere, invece, la protesta sollevata dagli organismi forensi, rivolta alla medesima istanza di proroga ma per finalità del tutto diverse: non si può non tener conto che, allo stato, risultano pendenti svariate pronunce della Corte Costituzionale circa la legittimità del decreto in parola.

In particolare, l’invocata pausa nell’applicazione della riforma tiene conto, ragionevolmente, della decisione della Consulta avanzata dal Tribunale di Pinerolo, e fissata per il prossimo 8 ottobre 2013, che in caso di accoglimento comporterebbe non poche difficoltà laddove il decreto risultasse già applicato.
Le istanze avanzate in tal senso, tuttavia, non sembrano avere allo stato alcuno spiraglio: se da una parte già si invoca al caos organizzativo e all’ulteriore appesantimento dei Tribunali principali, il ministro già provvede con una circolare a disciplinare i passaggi di immobili dalla vecchia sede alla nuova, precisandone in dettaglio le modalità.
(Fonte Foto:Rete Internet)

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